Da Nigrizia di ottobre 2010: verso un potere egemonico
Nkurunziza e il suo partito hanno vinto amministrative, presidenziali e politiche. L’opposizione, che ha subito pesanti intimidazioni, ha denunciato brogli e ritirato i propri candidati alla presidenza e al parlamento. Si teme un ritorno alla guerra civile.

Il ciclo delle elezioni, iniziato a maggio e chiusosi a settembre, dice della vittoria schiacciante del partito del presidente Pierre Nkurunziza, il Consiglio nazionale per la difesa della democrazia-Forze per la difesa della democrazia (Cndd-Fdd).

 

Il 24 maggio questo partito ha vinto il voto amministrativo con il 64,03% dei consensi, lasciando al 14,25% l’avversario più agguerrito, le Forze nazionali di liberazione (Fnl), cioè l’altro ex gruppo guerrigliero hutu, diretto da Agathon Rwasa. Quanto all’Uprona, il principale partito tutsi, non ha ottenuto che il 6,25% dei voti, mentre il Fronte per la democrazia in Burundi (Frodebu), primo partito d’opposizione in parlamento, ha subito l’umiliazione di appena il 5,3% dei suffragi.

 

L’opposizione imputa questa batosta alle «frodi massicce», e non vuole esplorare le cause della disaffezione dell’opinione pubblica. Secondo Joseph, un militante di lungo corso del Frodebu, «uno dei problemi è che i deputati, sia dei partiti di opposizione sia di quello di maggioranza, si sono occupati poco delle sorti della gente comune». Dal canto suo, la Coalizione della società civile per il monitoraggio elettorale ha denunciato irregolarità durante il voto: cattiva disposizione delle cabine elettorali, polemiche, tentativi di pressione e d’intimidazione.

 

Infatti, durante la campagna elettorale ci sono stati omicidi e violenze nei confronti di membri dell’opposizione, messi in atto soprattutto dall’ala giovanile del Cndd-Fdd, gli imbonerakure. Scontri, con due vittime, si sono registrati domenica 23 maggio a Kanyosha, a sud della capitale Bujumbura: protagonisti gli imbonerakure e i miliziani delle Fnl, gli ivyuma vy’indege. L’opposizione denuncia anche di non aver potuto tenere libere assemblee in diverse province.

 

Ma le organizzazioni non governative della Rete europea per l’Africa centrale (Eurac), che avevano inviato osservatori durante il voto, pur segnalando alcune irregolarità, non confermano «frodi massicce». L’opposizione è stata probabilmente penalizzata, oltre che dalla mancata libertà di movimento, dalla campagna forsennata condotta dal presidente Nkurunziza nelle province dove, onnipresente, ha partecipato persino a partite di calcio e a raduni di preghiera… Certo, ha fatto della demagogia, come dicono i suoi avversari, promettendo istruzione elementare e cure sanitarie gratuite, ma queste promesse, anche se non sono sempre state onorate, hanno convinto i contadini a votare per il Cndd-Fdd.

 

In ogni caso, il 25 maggio, otto partiti di opposizione, tra cui Fnl, Frodebu e Movimento per la solidarietà e la democrazia (Msd), hanno chiesto alla commissione elettorale nazionale indipendente di fare un riconteggio dei voti. Davanti al rifiuto del governo, tutti gli altri candidati alle presidenziali del 28 giugno hanno ritirato la loro candidatura, trasformando il voto in un plebiscito per Nkurunziza.

 

La consultazione ha registrato un tasso di partecipazione del 77%. Il presidente uscente ha ottenuto il 91,62% dei voti. Sull’onda di questo risultato, alle politiche del 23 luglio, il Cndd-Fdd ha portato a casa l’81,19% dei consensi. In questo caso, ali dissidenti dell’Uprona e del Frodebu hanno deciso di partecipare, con scarsa fortuna, al voto, che ha fatto registrare un tasso di astensione del 33,32%. Ma i pochi deputati che queste due fazioni sono riuscite a raccattare sono considerati dalla gente di Bujumbura dei politicanti che conoscono una sola patria: il loro ventre. E due politologi, Henri Bischoff e Ralph Ellermann, dell’Institute of Security Studies di Pretoria, arrivano a evocare il ritorno a un sistema monopartitico di fatto.

 

La vittoria di Nkurunziza e del suo partito lasciano un gusto amaro. Una vittoria punteggiata, nei mesi di giugno e luglio, dall’esplosione di centinaia di granate e dall’incendio della sede del partito al potere. Sempre nello stesso periodo, 12 persone sono state arrestate e torturate dai servizi di sicurezza, fa notare Amnesty International. Ai primi di settembre, tre esponenti dell’opposizione erano ancora in esilio: Agathon Rwasa, leader delle Fnl; Léonard Nyangoma, portavoce della coalizione di opposizione, l’Alleanza democratica per il cambiamento; Alexis Sinduhije, presidente dell’Msd. A casa di quest’ultimo, la polizia giura di aver trovato, nel corso di una perquisizione avvenuta il 9 agosto, alcune granate; «una montatura», hanno subito replicato i sostenitori di Sinduhije. Il fatto è che il difficile consenso che si è tentato di costruire intorno all’Accordo di pace di Arusha (28 agosto 2000), che puntava all’integrazione di tutte le comunità nell’apparato dello stato, è andato in frantumi. Le contrapposizioni tra hutu e tutsi si sono stemperate, ma rimane il pericolo che un certo numero di attori sociali rimangano esclusi, con il rischio di una ripresa della guerra civile. Un episodio: a fine agosto, due membri delle Fnl e sei militanti di un altro partito sono stati arrestati con l’accusa di aver inviato viveri a guerriglieri che vivono nella foresta di Kibira, nel nord-ovest.

 

Il peggio, forse, può ancora essere evitato. Il 2 settembre l’opposizione ha contattato Nkurunziza e ha abbandonato l’obiettivo di chiedere nuove elezioni, riconoscendo così implicitamente, per la prima volta, la vittoria del presidente nel voto di giugno. Tuttavia, Léonce Ngendakumana, presidente dei 12 partiti di opposizione che formano l’Alleanza democratica per il cambiamento, vuole che il dialogo sia preceduto dalla creazione di condizioni politiche e di sicurezza tali da consentire il rientro dall’esilio dei tre leader dell’opposizione e la liberazione di centinaia di prigionieri politici.

 

Ma anche supponendo che l’atmosfera socio-politica sia meno tesa, ciò nondimeno va detto che nessun uomo politico, durante la campagna elettorale, ha formulato proposte concrete per porre rimedio alla profonda crisi in cui versa il paese dal 1993.

 




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