Paul Biya al potere dal 1982 (AP Photo/Sunday Alamba)

Erano stati arrestati il 22 settembre 2020 insieme ad altri 500 manifestanti. Erano scesi in piazza pacificamente a Yaoundé e in altre città del Camerun contro il regime del presidente Paul Biya. E avevano il torto di far parte del Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc) il partito dell’oppositore Maurice Kamto.

Dopo più di due anni di detenzione, che gli avvocati difensori definiscono «arbitraria e illegale», 47 di questi militanti dell’Mcr sono stati condannati a pene che variano da uno a sette anni di carcere.

Il verdetto è stato emesso dal tribunale militare di Yaoundé che li ha ritenuti colpevoli di «tentativo di ribellione». Tra i condannati, il portavoce dell’Mcr Olivier Bubou Nissack e il tesoriere Alain Fogue. Maurice Kamto, che nel 2018 si era presentato alle presidenziali come rivale di Biya, ha sempre contestato il risultato di quel voto e per questo, nel 2019, si è fatto nove mesi carcere senza processo.

Così funziona la giustizia nel paese dell’Africa occidentale in mano da quarant’anni a Paul Biya che di anni ne ha 88 e che si è sempre segnalato per la sistematica repressione di ogni forma di opposizione.

Per capire come sia capillare il controllo esercitato dal regime sui camerunesi si può tornare sulla vicenda dei tre studenti incarcerati nel gennaio del 2015 e in seguito condannati a dieci anni di carcere per essersi scambiati degli sms sarcastici sul gruppo jihadista Boko Haram, attivo in Nigeria e anche nel nord del Camerun. Un tribunale militare li ha processati e condannati «per non aver denunciato atti di terrorismo».

Gli studenti sono stati scarcerati in questi giorni, in quanto la Corte suprema ha ridotto la pena da dieci a cinque anni. Secondo Amnesty International «gli studenti non hanno fatto altro che esercitare pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione e non avrebbero mai dovuto essere arrestati».

 

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