Alla fine del 2019, secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari (aprile 2020), 135 milioni di persone in 55 paesi e territori affrontavano insicurezza alimentare acuta (fase 3 e oltre). Ulteriori 183 milioni erano in condizioni di insicurezza alimentare stressante (fase 2), ad alto rischio di peggioramento in caso di ulteriori shock, condizione questa particolarmente preoccupante alla luce della prevista evoluzione della pandemia Covid-19.

Allo stesso tempo, 17 milioni di bambini in questi 55 paesi e territori soffrono di malnutrizione acuta, e ben 75 milioni hanno una crescita stentata a causa della malnutrizione cronica. Dopo la chiusura delle scuole per il Covid-19, che in molti paesi spesso fornivano l’unico pasto giornaliero ben bilanciato in quantità e qualità, queste cifre sono destinate ad aumentare.

Alla luce della portata della crisi, potremmo dunque avere un mancato raggiungimento del secondo Obiettivo di sviluppo sostenibile (misurato tramite indicatori Sdg): sradicare la fame e la malnutrizione entro il 2030.

L’insicurezza alimentare si definisce come mancanza di accesso sicuro a quantità di cibo sano e nutriente per la normale crescita umana, e lo sviluppo e una vita attiva e sana.

Quando la gravità dell’insicurezza alimentare è tale da minacciare la vita stessa, si definisce acuta, e questo indipendentemente dalle cause, dal contesto o dalla durata. L’insicurezza alimentare cronica è invece un’incapacità a lungo termine o persistente di soddisfare i requisiti di energia dietetica. La Fao la definisce “denutrizione”.

Dallo stesso rapporto, nel 2018 più di 820 milioni di persone nel mondo erano denutrite; e più di 700 milioni erano esposte a gravi livelli di insicurezza alimentare, con un ulteriore 1,3 miliardi che sperimentavano insicurezza alimentare a livelli moderati.

Fattori che generano di insicurezza alimentare acuta

Le cause (drivers) di insicurezza alimentare acuta sono spesso interconnesse e si rafforzano a vicenda, rendendo difficile individuare l’innesco (trigger) specifico di ogni crisi alimentare. Le principali sono:

  • Conflitti, instabilità: sono quelli più devastanti che includono conflitti interstatali, violenza interna, regionale o instabilità globale, disordini civili.
  • Eventi estremi meteo: includono siccità, inondazioni e l’inizio prematuro o eccessivo delle piogge stagione.
  • Shock economici: elevata inflazione o iperinflazione, alti tassi di disoccupazione e perdita di reddito.
  • Fattori epidemiologici: legati alla salute come inibitore della capacità produttiva o focolai di malattia causati da un’infezione.

Purtroppo, come si evince dal rapporto, i fattori di instabilità e i conflitti sono di gran lunga il motivo di insicurezza alimentare prevalente, con o senza virus.

Situazione in Africa sub-sahariana e proiezioni per il 2020

Corno d’Africa e Africa orientale

Nel 2019, oltre 27 milioni di persone in sei stati membri dell’Igad (Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Uganda), sono stati classificati in crisi di livello 3 e superiori. Questa cifra rappresenta circa il 20% del numero totale globale di persone con bisogno di urgenti aiuti umanitari alimentari e di sostentamento.

La situazione nei prossimi mesi si aggraverà perché le piogge troppo abbondanti hanno generato alluvioni che hanno aumentato l’impatto negativo degli sciami di cavallette. In particolare, la situazione si aggrava in Etiopia, con stime intorno a circa 8, 5 milioni, e si mantiene molto critica in Sudan e Sud Sudan, per i quali si prevede una situazione di emergenza.

Africa meridionale

Nel 2019, in oltre 30 milioni di persone in 11 paesi (Angola, Repubblica democratica del Congo, e-Swatini, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mozambico, Namibia,Tanzania, Zambia e Zimbabwe) si sono trovati in livelli di insicurezza alimentare acuta. In Zimbabwe, dove difficoltà economiche persistenti hanno eroso la resilienza delle famiglie, la situazione può peggiorare nel 2020. La popolazione rurale acutamente insicura dal punto di vista alimentare, ed in bisogno di azione urgente, è stimata a 4,3 milioni fino al giugno prossimo. Per Zambia e Zimbabwe si prevede una fase 4.

Africa occidentale e centrale

Più di 12,3 milioni di persone in 15 paesi sono stati in insicurezza alimentare nel 2019. Gravissima la situazione nel nord della Nigeria (5,0 milioni), Camerun (1,4 milioni), Niger (1,4 milioni) e Burkina Faso (1,2 milioni). La Repubblica democratica del Congo fa caso a sé con 15,6 milioni di persone acutamente insicure nel 2019.

Il prolungarsi dell’insicurezza data dai conflitti in aggiunta ai danni subiti dalle inondazioni del 2019, molte aree in Africa Centrale si manterranno o aumenteranno i livelli acuti di insicurezza alimentare. Si avrà un aumento nella Repubblica Centrafricana e il mantenimento della situazione critica nella Repubblica democratica del Congo. Entrambi i paesi saranno in situazione di emergenza.

L’aumentare della violenza e lo spostamento dei conflitti continuano a interessare l’Africa occidentale e il Sahel. Particolarmente colpito il Burkina Faso dove, per il periodo giugno-agosto, si prevedono circa 2,2 milioni di persone in crisi, tre volte il numero stimato nello stesso periodo dello scorso anno. In Ciad è previsto 1 milione di persone con insicurezza alimentare acuta, il 60% in più rispetto al 2019.

In Mali si parla di circa 1,3 milioni di persone in crisi durante la stagione magra (giugno-agosto), con un aumento del 100%. In Niger 2 milioni, con un aumento del 70%. Nello stesso periodo nella Nigeria settentrionale è previsto un numero record di 7,1 milioni di persone a rischio, oltre il 40% in più rispetto al dato già critico del 2019. Il deterioramento previsto è principalmente a causa dell’intensificazione della violenza armata. Per la Nigeria settentrionale si prevede una situazione di emergenza.

Conclusioni

Le emergenze e le crisi alimentari sono forse lo specchio più evidente dei danni al pianeta e all’essere umano, causati dalla povertà.

Il rapporto sulle crisi alimentari del 2020, pubblicato mentre in alcuni paesi Ocse si passa dalla fase di restrizioni a fasi di graduale riapertura, non tiene conto degli effetti potenziali del Covid-19 sui sistemi alimentari. Sistemi la cui fragilità è causata da una crescente insostenibilità, frutto dell’inazione e della mancanza di valorizzazione monetaria del capitale umano e naturale.


Roberto Ridolfi, già direttore per la crescita sostenibile e lo sviluppo della DG Sviluppo della Commissione Europea, ex ambasciatore dell’Unione Europea e architetto del piano di investimenti esterni della UE, è vicedirettore generale aggiunto della Fao. Le opinioni da lui espresse nell’articolo sono del tutto personali e non riflettono in alcun modo le posizioni ufficiali della Fao.