INCONTRI E VOLTI – GENNAIO 2018
Alex Zanotelli

Vorrei iniziare l’anno ricordando alcune persone che hanno significato molto nella mia vita. E anche se ora non sono più tra noi, continuano ad essere un punto di riferimento.

Padre Graziano Castellari (1931-2017) è un missionario comboniano che ha lavorato per 48 anni in Mozambico e che ci ha lasciati lo scorso 8 novembre. Una figura straordinaria alla quale Nigrizia ha dedicato un articolo nel dossier dell’ottobre 2017. Una persona che ha camminato tutta la vita insieme ai poveri. Gli devo molto anche per la solidarietà che ha manifestato a me e a Nigrizia quando negli anni ’80 venivamo contestati all’interno della congregazione per la linea ferma sui temi della cooperazione allo sviluppo. Considero padre Graziano un amico, un compagno e soprattutto un apripista sul fare missione tra la gente e con la gente.

Ho conosciuto Graziano Zoni (1937-2017), allora presidente di Mani Tese e poi presidente delle comunità Emmaus in Italia, all’inizio della mia avventura a Nigrizia. E il primo impatto fu piuttosto burrascoso perché avevo contestato la scelta di Mani Tese di accettare la pubblicità a pagamento sul loro giornale. Ma poi è nata un’amicizia forte. Gli sono grato per la sua grande passione per il sud del mondo e per aver fatto conoscere in Italia uomini straordinari come Hélder Camara, vescovo e teologo brasiliano, e come l’Abbé Pierre, fondatore di Emmaus. Graziano era anche venuto a trovarmi a Korogocho (Kenya), dove speravo potesse nascer una comunità Emmaus, ma non c’erano le condizioni. Se n’è andato il 14 ottobre 2017, devo solo dirgli un grande grazie.

Un altro amico e appassionato difensore degli oppressi è Ettore Masina (1928-2017), un grande giornalista e vaticanista che ha seguito il Concilio Vaticano II e pubblicato articoli di grande efficacia. Come corrispondente dall’America Latina ha fatto conoscere tante realtà difficili. Nel 1964, insieme al sacerdote francese Paul Gauthier, ha fondato l’associazione di solidarietà internazionale Rete Radiè Resch che tuttora continua ad operare. Con lui ci siamo incontrati molte volte in occasione di convegni e di manifestazioni: una persona buona. L’ho salutato al telefono il 27 giugno dello scorso anno, il giorno prima che morisse. Mi ha detto la moglie: «Mai ho sentito la presenza dì Dio così forte come nel momento della morte di Ettore».

Altre due figure mi sono molto care. Innanzitutto, il costituzionalista Stefano Rodotà (1933-2017). Un uomo che stimavo moltissimo ma che non avevo mai incontrato fino al 2011 in occasione di una conferenza stampa per lanciare il referendum sull’acqua. Gli sono grato per la mano che ha dato a noi del comitato per l’acqua pubblica. Una delle cose belle di Rodotà è stata la sua attenzione alla vita delle persone concrete prima che alle regole.

Infine Alberto L’Abate (1931-2017), uno dei padri nobili della nonviolenza italiana, collaboratore di Aldo Capitini, docente universitario. C’incontravamo spesso alla marcia Perugia-Assisi e alle Arene di pace di Verona: un compagno di strada prezioso.

Ripeto: nella vita non ci s’incontra mai per caso; in fondo siamo le persone che incontriamo.