I lavori del capitolo procedono tra discussioni, gruppi di studio, elaborazioni di documenti, “prime letture”, emendamenti, votazioni… La sorprendente diversità di provenienza, età, cultura e visione dei capitolari, pur rappresentando un’innegabile ricchezza, è motivo di difficoltà e intoppi. Permangono la volontà di continuare e la speranza di saper dire qualcosa di “nuovo” per i tempi di oggi.

 

Sabato 10 ottobre, i membri del Capitolo generale hanno celebrato la festa di san Daniele Comboni. A presiedere l’Eucaristia, mons. Giuseppe Franzelli, comboniano, vescovo di Lira (Uganda), e mons. Menghesteab Tesfamariam, comboniano, vescovo di Asmara. La loro presenza ci ha consentito di vivere un momento di comunione con tutti i vescovi riuniti al secondo Sinodo per l’Africa.

Nell’omelia, mons. Franzelli ha detto: «Voi, capitolari, provenienti da tutti i continenti e così diversi in termini di provenienza, età, cultura e appartenenza etnica, costituite l’incarnazione del sogno di Comboni oggi. Mille vite da spendere per la missione e un volto sempre più variegato, a dimostrazione che la chiesa, divenendo sempre più universale, realizza senza sosta il mistero del Regno di Dio nella storia. Un’occasione, dunque, per rinvigorire il nostro spirito missionario e per fare insieme memoria del Fondatore, certi della sua protezione e presenza nei lavori del Capitolo».

 

Per tutta la settimana si è lavorato per concludere la discussione (in aula) dei temi scelti come prioritari (formazione e governo dell’istituto), introducendo nei vari testi gli emendamenti proposti dai membri di tutti i gruppi di lavoro e approvati in aula.

 

Come di regola, alla fine di ogni settimana, si fa una valutazione del lavoro svolto. Questa volta, vari capitolari hanno ammesso che sia il dibattito che la condivisione sono risultati più difficili che per i precedenti temi trattati (identità, spiritualità e missione). Ma non ci si è meravigliati: più i passati capitoli, questo è caratterizzato da una sorprendente varietà di presenze. Che è una ricchezza, senza dubbio, ma si traduce anche in maggiori diversità di visioni, sensibilità, di esigenze e aspirazioni per il futuro dell’istituto. Al punto che, a metà della settimana, avvertito un forte disagio nel processo di discussione e approvazione degli emendamenti (molte astensioni, eccessivi i “sì, ma con riserva”), padre Teresino Serra, superiore generale e presidente del Capitolo, è intervenuto per ammonire tutti «sull’importanza di chiarire eventuali disagi o equivoci insorti, così da prevenire negativi atteggiamenti di chiusura o l’aprirsi di fratture tra i membri del Capitolo».

 

Non è mancato chi ha detto che il numero piuttosto elevato di capitolari rende difficile (o addirittura impedisce) che si riesca a elaborare documenti con quelle proposte, inedite e innovative, che ci si aspetterebbe da un capitolo generale “speciale” come questo. Qualcuno è giunto ad affermare che, alla fine, questa assise risulterà «tre le più ordinarie nell’intera storia dell’istituto». E ha spiegato: «Con un’aula così folta, di fronte a scelte che richiederebbero un vero cambiamento di mentalità e di struttura, si preferisce votare per la tranquillità e per ciò che è sicuro, piuttosto che addentrarsi in territori nuovi e inesplorati».

 

Conclusa la “prima lettura” dei testi elaborati, si passerà ora a trattare altre quattro tematiche (formazione permanente, economia, animazione missionaria-giustizia e pace, anziani e ammalati), votate come urgenti tra le tante proposte che raccolte a suo tempo dalla Commissione speciale. Sono stati, pertanto, creati quattro piccoli gruppi con il compito di preparare per questa mattina (lunedì) una prima bozza di studio sui temi. In un secondo momento, tutti i capitolari saranno invitati a offrire il proprio contributo per la stesura finale dei testi.

 

Nel frattempo, prosegue l’ultima revisione dei documenti già discussi in aula, in vista di una “seconda lettura” e approvazione finale. Solo dopo, si procederà delle elezioni del nuovo Consiglio generale, coronando così il Capitolo stesso.

 

Nel corso di questa settimana sono previsti momenti d’incontro con alcuni partecipanti al Sinodo africano, una visita alla nuova casa generalizia delle suore comboniane e la partecipazione alla settimanale udienza del pontefice (mercoledì).

 

 

Anche la Commissione centrale è stata oggetto di alcune critiche, circa le modalità di conduzione del dibattito in l’aula, l’uso a volte un po’ confuso delle attrezzature elettroniche e, soprattutto, alcune proposte o mozioni che sembravano tese a instaurare discriminazione o potevano trasformare in piattaforma per rivendicazioni di interessi specifici. Così, mercoledì pomeriggio, si è deciso di dedicare tutto il tempo necessario a chiarire le cose. C’è stata, quindi, una sorta di “sezione di correzione fraterna”, che, pur non risolvendo tutti gli interrogativi presenti, ha permesso di ricreare l’atmosfera di ascolto e di stima reciproca che ha per lo più caratterizzato i lavori del Capitolo.

 

Concluso il dibattito sul tema del governo, i membri di uno dei gruppi ha espresso apertamente la propria insoddisfazione per lo scarso coraggio dimostrato dall’aula nel rigettare due importanti mozioni (relative ai temi della “continentalità” e del “sistema di rotazione”) che avrebbero potuto costituire una reale novità per il futuro dell’Istituto.

 

La speranza è che “scelte coraggiose” possano ancora avvenire nella settimana oggi iniziata, al momento di dare l’approvazione finale agli ultimi possibili emendamenti da inserire nei documenti e nel piano operativo che dovrebbe costituire la più grande novità del Capitolo.

 

Vengono alla mente due passi biblici. «Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori, quasi dovessimo partorire: era solo vento» (Isaia 26,18); «La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione, per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16,21).

 

Nutriamo tutti la speranza di riuscire a concludere nel miglior modo il Capitolo e di scegliere i superiori maggiori che Dio vuole per il nostro Istituto. Memori delle parole del nostro Fondatore: «Le opere di Dio nascono sempre ai piedi della Croce».

 

 

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