Nazionale del Gambia festeggia la qualificazione alla Afcon 2022

Un giorno come lo scorso 25 marzo le Comore lo aspettavano dal 2005, quando furono riconosciute dalla Fifa. Il pareggio per 0-0 con il Togo, infatti, ha regalato ai Celacanti la prima, storica qualificazione alla Coppa d’Africa, due anni dopo la delusione di un ricorso contro il Camerun non accolto dal Tas di Losanna.

Una gioia immensa, tanto da convincere il governo a sospendere per ventiquattro ore le restrizioni anti-Covid, permettendo alla gente di scendere in strada per festeggiare la conquista di un traguardo storico. «Questa qualificazione è un evento troppo importante per il nostro paese», spiega Youssouf M’Changama, centrocampista e uomo fidato del commissario tecnico Amir Abdou, l’uomo della provvidenza, sbarcato a Moroni nel 2014.

Al debutto in Camerun, teatro della Afcon 2022, ci sarà anche il Gambia, qualificatosi per la prima volta alla fase finale. Se le Comore hanno El Fardou Ben Nabouahane, il bomber della Stella Rossa che poche settimane fa ha segnato a San Siro contro il Milan in Europa League, a fare gol per il Gambia ci pensa Musa Barrow.

L’attaccante del Bologna è la vedette di una generazione d’oro senza precedenti nella storia del calcio gambiano, di cui fanno parte anche il sampdoriano Colley e il giovanissimo Musa Juwara, talentino rientrato a Bologna dopo un breve prestito ai portoghesi del Boavista. «Barrow può diventare uno dei migliori attaccanti d’Europa. Non si devono porre limiti, anche perché i suoi non si conoscono ancora», ha assicurato l’allenatore belga Tom Saintfiet, a cui la federazione ha rinnovato il contratto per altri 5 anni come premio dopo la storica qualificazione degli Scorpioni.

Prime volte, ma anche graditi ritorni, come quelli di Etiopia, Malawi e Sudan. Le Walyas etiopiche, nonostante la sconfitta con la Costa d’Avorio in una partita finita con qualche minuto di anticipo dopo lo svenimento dell’arbitro a causa di un colpo di sole (il quarto uomo era ivoriano e non poteva arbitrare), tornano in Coppa d’Africa dopo otto anni di assenza, interrompendo un’esperienza che durava dal 2013. A regalare il pass all’Etiopia, un tempo superpotenza del calcio africano con un titolo all’attivo (1962), è stato il clamoroso pareggio in casa del Madagascar con il Niger, già eliminato.

Mancava dal 2010, invece, il Malawi, qualificato a spese dell’Uganda, battuta 1-0 nella gara decisiva dell’ultima giornata. E, con una vittoria a sorpresa, è arrivata anche la qualificazione del Sudan, capace di vincere lo scontro diretto con il Sudafrica, volando in Coppa d’Africa undici anni dopo l’ultima volta. Una vera e propria debacle per i Bafana Bafana, campioni nel 1996, costata la panchina a Molefi Ntseki, uno dei primi coach a saltare dopo le qualificazioni.

Quella del Sudafrica non sarà l’unica assenza di un certo peso in Camerun, dove non ci sarà neanche uno dei due Congo. Né quello Brazzaville, eliminato nonostante il gesto simbolico del portiere Christoffer Mafoumbi di rinunciare ad un mese di stipendio della sua squadra di club (Mosta/Malta) pur di difendere i pali della nazionale, né Kinshasa, precipitata in un abisso senza fondo dopo l’addio del leggendario ct Florent Ibengé. «Abbiamo un grosso problema di organizzazione e infrastrutture», ha tuonato il capitano Marcel Tisserand.

Senza particolari patemi, inoltre, hanno strappato il biglietto per il Camerun anche Marocco, la miglior difesa delle eliminatorie, la Tunisia, che ha chiuso da imbattuta, e la Mauritania, alla seconda qualificazione consecutiva. Nazionali che si uniscono, per quanto riguarda il nordafrica, ad Algeria, giunta a 24 risultati utili consecutivi (-2 dal record della Costa d’Avorio di Drogba) ed Egitto, trascinato dai gol di Momo Salah, arrivato a 43 reti con i Faraoni, superando al secondo posto della classifica all team dei marcatori egiziani il mitologico Hassan El Shazli, indimenticato goleador degli anni ’60. 

Niente da fare, invece, per la Libia, anche se ai Cavalieri del Mediterraneo rimane la soddisfazione di essere tornati a giocare in casa dopo otto anni di girovagare a causa della guerra civile.

Non poteva mancare, infine, il giallo. La gara tra Sierra Leone e Benin, decisiva per la qualificazione, non si è giocata. Motivo: prima della partita, dai test effettuati in Sierra Leone, cinque giocatori del Benin sarebbero risultati positivi al Covid-19, anche se i controlli effettuati in patria alla partenza sostenevano il contrario.

Così gli Scoiattoli, convinti di essere vittime di una messinscena architettata dai sierraleonesi per ottenere un vantaggio a loro discapito, si sono rifiutati di scendere in campo, rimanendo in albergo prima di rientrare a casa. Si ipotizzava una possibile vittoria a tavolino per la Sierra Leone, ma alla fine la Caf ha optato per una scelta più salomonica, riprogrammando la partita a giugno.

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