Corruzione: l’Africa ancora in maglia nera - Nigrizia
Politica e Società
Corruption Perceptions Index 2020 / Transparency International
Corruzione: l’Africa ancora in maglia nera
Il continente si conferma tra le peggiori zone del pianeta per quanto riguarda la corruzione percepita nel settore pubblico. Un quadro che “mina la risposta sanitaria globale alla pandemia di Covid-19 e contribuisce a una continua crisi della democrazia”
28 Gennaio 2021
Articolo di Michela Trevisan
Tempo di lettura 4 minuti
Corruption Index 2020

L’indice di percezione della corruzione quest’anno dipinge un quadro cupo dello stato della corruzione nel mondo, aggravata, in alcune macro regioni, dalla pandemia.

Stilato ogni anno dall’organizzazione Transpacrency International, l’indice misura la percezione del livello di corruzione nel settore pubblico in 180 paesi e territori nel mondo, assegnando un punteggio da 1 (più corruzione) a 100 (meno corruzione).

Il rapporto fa notare che “la maggior parte dei paesi ha compiuto pochi o nessun progresso nella lotta alla corruzione in quasi un decennio”, tanto che “più di due terzi ha un punteggio inferiore a 50”. Un quadro che “non solo mina la risposta sanitaria globale al Covid-19, ma contribuisce anche a una continua crisi della democrazia”.

Proprio la pandemia ha contribuito, infatti, a far salire il livello di corruzione percepita, in particolare nell’Africa subsahariana (punteggio 32 su 100, il più basso a livello mondiale), dove “la richiesta di mazzette continua a impedire l’accesso ai servizi di base, come quelli sanitari”, mettendo a rischio, fa notare il rapporto, anche il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

In questa macroregione, già nel 2019 il Barometro della corruzione globale indicava che più di una persona su quattro (130 milioni in 35 paesi) era costretto a pagare per accedere ai servizi di base. “In tutta la regione – avverte lo studio – la pandemia ha evidenziato strutturali lacune nella sanità nazionale, rischi di corruzione associati agli appalti pubblici e appropriazione indebita dei fondi per l’emergenza”.

 

 

A livello regionale, in testa alla classifica si mantiene la Nuova Zelanda (88) e i paesi del Nord Europa: Danimarca (88), Finlandia e Svezia, ma anche la Svizzera e Singapore, tutti alla pari con 85 punti. In coda, ancora una volta, l’Africa subsahariana con Sud Sudan e Somalia (12), Sudan e Guinea Equatoriale (16), seguiti da Siria (14), Yemen e Venezuela (15). I più virtuosi del continente sono invece Seicelle (66), Botswana (60) e Capo Verde (58).

L’indice analizza anche i progressi (e le regressioni) compiuti negli anni da alcuni paesi come la Costa d’Avorio (36) e il Senegal (45) che hanno fatto significativi passi avanti (9 punti in più) dal 2013 ad oggi. In miglioramento anche la situazione in Angola (27, 8 punti in più dal 2014), Tanzania (38, + 7 punti dal 2014) ed Etiopia (38, + 4 punti dal 2012). Saliti, negli ultimi nove anni, anche Kenya (31) e Sao Tome e Principe (47).  

Dalla parte opposta ci sono invece Liberia (28, 10 punti in meno dal 2013), Repubblica del Congo (19), Malawi (30) e Madagascar (25) che hanno perso 7 punti dal 2012. In calo anche Mozambico (25, – 6 punti dal 2012) e Zambia (33, – 5 punti dal 2013). Col segno meno ci sono poi Comore (21), Gibuti (27), E-Swatini (33) e Gabon (30).

Per il Malawi il rapporto cita un recente scandalo “di proporzioni astronomiche, con una stima di 1 miliardo di dollari presumibilmente rubati dal governo precedente” a quello entrato in carica nel giugno 2020. Nuovo governo che ha avviato diverse indagini sulla corruzione che hanno portato ad alcuni arresti in relazione a uno scandalo sulle importazioni di cemento.

Sorvegliato speciale anche lo Zambia paese in cui “la corruzione è endemica” e dove “quasi un cittadino su cinque paga una mazzetta per avere accesso a servizi come l’assistenza sanitaria e l’educazione”. Qui “saranno le imminenti elezioni generali a determinare se la corruzione sarà una priorità nei prossimi anni”.

Permane alto, per il terzo anno consecutivo, anche il tasso di corruzione percepita nella macro regione di Medio Oriente e Nord Africa (39) con in testa Emirati Arabi Uniti (71) e Qatar (63) e in coda Libia (17), Yemen (15) e Siria (14).

A compiere un significativo passo indietro è il Marocco (40) sceso di 3 punti rispetto allo scorso anno. Anche qui “la corruzione contribuisce al cattivo sistema sanitario e alla mancanza di un’efficace risposta alla pandemia”, ma “ci sono state anche numerose violazioni della libertà di parola e di stampa, tra cui l’arresto e l’incarcerazione di giornalisti che criticano le autorità pubbliche, indagano su casi di corruzione o evidenziano una carenza di trasparenza del governo”.

 

 

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