In crescita la rotta migratoria dall’Africa verso gli Stati Uniti - Nigrizia
Migrazioni Stati Uniti
Nel 2023 registrato un vero e proprio boom, con quasi 60mila africani arrivati in Messico
In crescita la rotta migratoria dall’Africa verso gli Stati Uniti
L’anno scorso il numero di migranti africani arrivati in Messico è stato nove volte superiore rispetto al 2022. Un'ondata migratoria favorita anche dal calo dei transiti sulla rotta mediterranea verso un’Europa sempre meno accogliente
20 Febbraio 2024
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Migranti in fila davanti alla chiesa cattolica di Nostra Signora della Pace, negli Stati Uniti (Credit: Jesuit Refugee Service/USA)

Non solo la rotta del nord, verso l’Europa. Per i migranti dell’Africa occidentale la méta è sempre più oltreoceano, negli Stati Uniti, che tentano di raggiungere attraversando diversi paesi del Centro America.

Un fenomeno che ha registrato un vero e proprio boom nell’ultimo anno, con un numero di migranti africani arrivati in Messico che è stato nove volte superiore rispetto al 2022. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dal Dipartimento degli Interni messicano nel 2023 sono arrivati nel paese quasi 60mila cittadini africani, mentre l’anno precedente erano solo 6.500.

Le principali nazionalità di provenienza sono Guinea, Angola, Mauritania, Senegal, Nigeria e Camerun. Per tutti il sogno è quello di riuscire ad attraversare il confine con gli USA.

Per questo, racconta al programma della BBC Newsday Dana Graber Ladek, capo della missione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) in Messico, pagano cifre che vanno dagli 8 ai 20mila dollari. Denaro che raccolgono vendendo le loro piccole attività o dei terreni e grazie a prestiti di amici e parenti.

Un traffico estremamente redditizio, dunque, per le reti criminali che lo gestiscono, favorite dalla sempre più capillare diffusione dei social network e di piattaforme online, attraverso i quali contattano i potenziali “clienti”.

Questa nuova ondata migratoria, favorita dalla riduzione della rotta mediterranea verso un’Europa sempre meno accogliente, si sovrappone al flusso di persone in cammino dall’America centrale e meridionale, ma anche da Cina, India, Bangladesh e da altre nazioni asiatiche.

Un movimento che sta esacerbando i già difficili rapporti tra Stati Uniti e Messico, e lo stesso presidente Biden, sotto pressione in questi mesi da parte dei Repubblicani a Washington, ma anche di sindaci e governatori degli stati di confine.

Secondo i dati governativi diffusi dal NY Times, il numero di africani arrestati alla frontiera meridionale nel 2023 è balzato a 58.462, a fronte dei 13.406 del 2022. Le principali provenienze sono la Mauritania, con 15.263, il Senegal (13.526), l’Angola e la Guinea (con 4mila ciascuno).

Nonostante gli Stati Uniti abbiano aumentato i voli di deportazione, fa sapere ancora il NYT, “hanno dovuto continuare a rilasciare molte più persone nel paese perché i centri di detenzione per immigrati sono pieni e le famiglie non possono essere rinchiuse per periodi prolungati. È anche estremamente difficile deportare persone verso paesi dell’Asia e dell’Africa, a causa della lunga distanza e della mancanza di consenso da parte di molte nazioni”.

La prassi, per loro, è quella di inoltrare una richiesta di asilo, ben sapendo che in genere passeranno anni prima di una decisione definitiva, a causa dell’enorme arretrato nei tribunali americani per l’immigrazione.

Il primo punto di accesso nel continente latino americano è il Nicaragua, il cui governo non limita l’ingresso di cittadini in arrivo dall’Africa, molti dei quali in partenza con voli dal Marocco. Una volta atterrati a Tegucigalpa inizia il lungo e pericoloso viaggio via terra, attraverso Honduras, Guatemala e Messico, fino ad arrivare al confine meridionale degli Stati Uniti.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it