Eritrea / Libertà di stampa

Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione americana Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), anche quest’anno l’Eritrea è all’ultimo posto in classifica per quanto riguarda la libertà di stampa. L’unico altro paese africano nella lista dei peggiori dieci è la Guinea Equatoriale.

Negli ultimi tre posti, insieme all’Eritrea, la Corea del Nord e il Turkeministan in cui, dice il rapporto, la censura è totale e preventiva; “i media sono come i portavoce dello stato, mentre il giornalismo indipendente viene fatto dall’esilio”.

Gli altri paesi della lista dei peggiori dieci sono Arabia Saudita, Cina, Vietnam, Iran, la già citata Guinea Equatoriale, la Bielorussia e Cuba. In questi paesi i governi usano anche modi diversi per limitare la libertà di stampa, come l’arresto, il carcere, le minacce ai giornalisti e alle loro famiglie, i controlli via internet e sui mezzi d’informazione online.

Le condizioni di lavoro dei giornalisti sono molto difficili e pericolose anche nei paesi in guerra, come lo Yemen e la Siria, ma non solo e non necessariamente a causa di interferenze e politiche governative.

La graduatoria è stata fatta tenendo in conto diversi fattori, tra i quali restrizioni sui media indipendenti, leggi che criminalizzano la diffusione di notizie non in linea con i dettami governativi, il blocco dei siti web, richiesta di licenza, uso di hacker e troll.

Per quanto riguarda l’Eritrea, il giudizio così severo è dovuto al fatto che il governo ha il monopolio legale dei mezzi d’informazione, compresi i servizi internet e di informazione online. Attraverso il controllo di internet, limita anche l’informazione che viene dall’estero. Inoltre, anche quest’anno è risultata il paese peggiore dell’Africa subsahariana per l’incarcerazione dei giornalisti. Alla fine di dicembre dell’anno scorso, risultavano in carcere 16 giornalisti, la maggior parte fin dal settembre del 2001. Nessuno aveva ricevuto un regolare processo. (Al Jazeera)