Eritrea

Una quarantina di organizzazioni hanno inviato un appello alla 41° sessione del Consiglio dell’Onu per i diritti umani chiedendo di continuare a vigilare perché le violazioni dei diritti umani e civili in Eritrea sono gravi, continue e colpiscono diversi gruppi sociali.

Tra i firmatari ci sono Amnesty International, Human Rights Watch, Front Line Defenders, Christian Solidarity Worlwide, e molte altre ben note organizzazioni internazionali. Ma numerose e importanti sono anche le organizzazioni africane tra cui African Defenders (the Pan-African Human Rights Defenders Network) e il Cairo Institute for Human Rights Studies. Moltissime poi le organizzazioni eritree, proliferate nelle comunità della diaspora in quasi vent’anni di esilio.

Nel documento si dice che “La situazione dei diritti umani in Eritrea rimane tragica nonostante recenti sviluppi…” che hanno origine nel disgelo tra Etiopia ed Eritrea. Tra le violazioni che continuano ad essere perpetrate, si citano la mancanza di libertà di stampa, l’impunità per atti commessi nel settore giudiziario – quali arresti arbitrari, detenzioni senza giudizio, negazione del diritto ad un processo credibile, torture -, restrizioni nei diritti alla libertà di espressione, a riunirsi pacificamente, ad associazione, a professare la propria fede.

Si dice inoltre che continua il servizio nazionale di leva a tempo indeterminato, durante il quale sono frequenti episodi di violenza, anche sessuale e l’imposizione del lavoro forzato. Vi si cita come referenza l’intervento della vice commissaria per i diritti umani dell’Onu alla 40° sessione, lo scorso 19 marzo, che aveva affermato di “essere informata che la situazione attuale dei diritti umani per la gente dell’Eritrea non è migliorata nell’anno passato”.

Le organizzazioni chiedono perciò che il Consiglio continui a vigilare, anche nominando ancora per quest’anno un relatore speciale con il compito di monitorare le riforme necessarie a migliorare la situazione nel paese. (All Africa)