Eritrea / ONU

In una dichiarazione rilasciata lunedì scorso, durante la 40esima sessione ordinaria del Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra, l’organizzazione internazionale Human rights watch (Hrw), ha espresso la sua preoccupazione per persistente assenza di diritti in Eritrea, dopo l’accordo di pace con l’Etiopia, la revoca delle sanzioni delle Nazioni Unite e l’ingresso del paese nel Consiglio stesso.

In particolare osserva che non ci sono stati cambiamenti significativi per quanto riguarda il servizio di leva obbligatorio, che è ancora a tempo indeterminato, nonostante la legge in vigore lo limiti a 18 mesi. “I giovani in servizio nazionale continuano ad essere usati (come manodopera, ndr) per progetti commerciali, così come per mansioni militari e civili. La loro paga rimane inadeguata e persistono rapporti riguardanti abusi, compresa la tortura”. Recentemente il servizio nazionale eritreo è stato definito come una forma di “schiavitù” dalla commissione d’inchiesta dello stesso Consiglio per i diritti umani dell’Onu.

La dichiarazione continua dicendo che “con la fine dello stato di guerra, speriamo che il governo riconosca finalmente che la scusa che ha accampato fin dal 1998 per questo provvedimento oppressivo non ha legittimità” e si chiede se si avrà presto un calendario per la smobilitazione dei giovani in servizio, cominciando da quelli che sono trattenuti da più tempo.

La dichiarazione osserva, inoltre, che la fine dello stato di guerra e l’elezione al Consiglio per i diritti umani danno al governo eritreo una buona occasione per impegnarsi in riforme riguardanti il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Hrw chiede che il Consiglio confermi l’incarico all’esperta incaricata di valutare la situazione nel paese, e si domanda se Asmara le concederà finalmente il visto d’ingresso che finora le ha sempre negato. (Africanews)