Chiesa e Missione Migrazioni Pace e Diritti
Concluso a Firenze il convegno di vescovi e sindaci del Mare Nostrum
Dal Forum sul Mediterraneo un appello per la pace e la fratellanza
Nel documento finale, la Carta di Firenze, direttive comuni per il rispetto dei diritti umani, delle persone migranti, e per il rafforzamento delle relazioni interculturali e interreligiose. Pesante l’assenza di papa Francesco alla celebrazione di chiusura dei lavori
01 Marzo 2022
Articolo di Giuseppe Cavallini
Tempo di lettura 4 minuti
Il presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti e il sindaco di Firenze Dario Nardelli mostrano la Carta di Firenze (Credit: Siciliani-Gennari/SIR)

L’invasione dell’Ucraina e lo scoppio del conflitto nel bel mezzo del convegno titolato Mediterraneo frontiera di Pace, ha provocato una inevitabile scossa tra tutti i partecipanti, e soprattutto tra i 65 sindaci e i 60 vescovi, riuniti a Firenze dal 23 al 27 febbraio.

L’incontro si è svolto nello spirito di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze negli anni della ‘guerra fredda’, membro del Terz’ordine di San Domenico e dichiarato “venerabile” da papa Francesco nel luglio 2018 per le “virtù eroiche” e l’incessante opera di pace condotta nell’intera sua esistenza.

La guerra in Ucraina, quindi, scoppiata a ciel sereno, ha distolto d’un tratto l’attenzione di molti sintonizzati sul meeting, alzandosi per l’appunto come un’ombra sui lavori del convegno. “Inizino immediatamente i negoziati per ristabilire la pace” esortavano i convenuti a Firenze, auspicando che violenza e combattimenti potessero cessare quanto prima.  

La Carta di Firenze, documento finale del convegno, firmata a nome dei partecipanti dal presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) Gualtiero Bassetti e da Dario Nardelli, sindaco di Firenze, ha offerto indicazioni concrete affinché quanto condiviso non rimanga lettera morta.

«Il Signore ci ha fatto vivere un evento grande oggi», ha detto il cardinal Bassetti presentando la Carta. «Per la prima volta un gruppo di vescovi che rappresentano tutti i paesi bagnati dal Mediterraneo e un gruppo di sindaci degli stessi paesi, molti di religione islamica, hanno firmato insieme un’intesa».

Il sindaco Nardella, dal canto suo, aveva in precedenza dichiarato che la Carta di Firenze sarebbe stata consegnata non solo a papa Francesco ma anche ai leader internazionali e ai capi di stato e di governo, affinché venga divulgata al maggior numero di persone e di istituzioni.

Tra le maggiori sfide su cui vescovi e sindaci si sono soffermati, come dichiarato dal sindaco di Firenze nell’intervento finale: il cambiamento climatico, i flussi migratori, i conflitti e la povertà che affligge miliardi di persone nel mondo.

In merito alle politiche migratorie e ai problemi di frontiera nel Mediterraneo, la Carta dichiara che “devono sempre rispettare i diritti umani fondamentali” e sottolinea “la forte connessione esistente tra flussi migratori e cambiamento climatico, che colpisce in maniera accentuata il mar Mediterraneo: fenomeni come la desertificazione, la deforestazione, il degrado del suolo stanno potenzialmente esponendo miliardi di persone a spostamenti di massa e migrazioni”.

Si pone inoltre in evidenza “l’importanza del rafforzamento delle relazioni interculturali e interreligiose, al fine di raggiungere un livello più elevato di comprensione reciproca tra individui di diversa origine, lingua, cultura e credo religioso”.

Tra i suggerimenti concreti più rilevanti, si legge nella Carta, “governi, sindaci e rappresentanti delle comunità religiose promuovano programmi educativi a tutti i livelli per realizzare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente; che governi, sindaci e rappresentanti delle comunità religiose promuovano iniziative condivise per il rafforzamento della fraternità e della libertà religiosa nelle città, per la difesa della dignità umana dei migranti e per il progresso della pace in tutti i paesi del Mediterraneo”.

Al di là del successo o meno dell’iniziativa, tuttavia, si erge la grande ombra dell’assenza di papa Francesco, che avrebbe dovuto presiedere alla celebrazione eucaristica di chiusura del convegno. Questo fatto ha lasciato tutti a bocca amara, a cominciare dal cardinal Bassetti. «Non è stato un sì strappato – ha detto Bassetti – il papa era proprio contento di venire. E tutta la preparazione è stata costruita con lui».

Giustificare l’assenza di Francesco con la sua gonalgia, ha lasciato tutti molto perplessi nonostante le parole, a detta del cardinale, rivoltegli dal papa: «Voglio che sia tu a rappresentarmi, perché hai concepito questo appuntamento. Lo sai che sarei venuto con tutto il cuore».  

Pare invece che almeno tre motivi spieghino l’assenza del papa, di certo non gradita ai vescovi presenti a Firenze: il non aver gradito la presenza al convegno dell’ex ministro Marco Minniti, oggi presidente della Fondazione Med-Or di Leonardo, società tra la maggiori produttrici di armi e tra i maggiori finanziatori del convegno, denunciata da decine di organizzazioni pacifiste e circoli ecclesiali.

Società che, guarda caso, sta facendo grossi affari in seguito al conflitto scoppiato tra Russia e Ucraina; secondo: il fatto che il papa abbia deciso di non inviare in sua vece il suo Segretario di stato, cardinal Pietro Parolin, perché celebrasse la messa di chiusura e quantomeno leggesse un messaggio di Francesco, e infine – da parte del pontefice stesso – il non aver neppure menzionato il convegno di Firenze durante l’Angelus di domenica, un fatto davvero clamoroso.

Che la giustificazione offerta dal cardinal Bassetti sia di natura alquanto ‘politica’ non è di certo sfuggito a nessuno.

 

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