Kenya / Al Shabaab
Conta 147 morti, e 79 feriti, il bilancio ufficiale confermato dalle autorità keniane dell’attacco condotto ieri da quattro terroristi di Al Shabaab contro campus dell’università di Garissa, in Kenya, al confine con la Somalia. Ancora una strage che fa emergere gli spettri del mai domato terrorismo e le lacune della sicurezza kenyana.

Il peggior attacco terroristico dal 1998, quando le bombe di al-qaeda esplosero all’interno dell’ambasciata statunitense a Nairobi, provocando 213 morti. È accaduto ieri a Garissa, nel nord-est del Kenya, a pochi chilometri dalla frontiera con la Somalia. Un gruppo di cinque uomini è penetrato all’interno dell’Università, dopo aver ucciso le due guardie armate e tenuto in ostaggio per ore un gruppo di studenti negli edifici adibiti a dormitori.
Dopo un pomeriggio di terrore, quattro di loro si sono fatti esplodere. Almeno 147 i morti e 79 i feriti. Altri 587 studenti sono riusciti a salvarsi fuggendo.
Anche questa volta, come già accaduto pochi mesi fa a Mandera, i jihadisti hanno prima selezionato e liberato tutti gli studenti musulmani. Solo uno degli attentatori è stato arrestato.
Mentre l’azione terroristica era ancora in corso, è arrivata la rivendicazione del portavoce di Al Shabaab, che ha specificato che l’attacco è stato compiuto in risposta alle operazioni militari kenyane contro il gruppo terrorista in Somalia.
In serata il ministro degli Interni, Joseph Nkaissery, ha imposto il coprifuoco dalle 18.30 alle 6.30 del mattino a Garissa, Mandera, Wajir e Tana River, località già da tempo ad alto rischio per la vicinanza alla frontiera Somala.
Una decisione quantomeno tardiva, così come la taglia di circa 217 mila dollari sulla testa di Mohamed Kuno, alias “Gamadhere”, annunciata dal presidente Uhuru Kenyatta in serata.
Kuno – già preside di una scuola islamica proprio a Garissa, fino al 2007 – è conosciuto da tempo dai servizi di intelligence come un alto funzionario del gruppo jihadista somalo, ed è ora considerato come colui che ha organizzato l’operazione.   

Impreparazione
Nonostante l’allerta per attentati proprio contro istituti scolastici, diramata dal governo con largo anticipo, nonostante l’altro allarme, lanciato dai servizi segreti britannici nei giorni scorsi, su un aumento del rischio di azioni terroristiche proprio lungo la frontiera somala e sulla Costa, l’attacco ha trovato del tutto impreparate le forze di sicurezza. E questo anche se il paese conta già una lunga scia di operazioni portate a termine da Al Shabaab, in particolare dopo l’ingresso del Kenya in Somalia, nell’ottobre 2011, le più recenti proprio a Mandera, lungo il confine, a novembre e dicembre dello scorso anno. E proprio Mandera, Garissa e Wajir sono i centri più colpiti, tanto che il governo ha dato di recente il via libera al progetto di realizzazione di un muro lungo il confine in queste zone, per arginare il processo jihadista di penetrazione e dominio del territorio.

Lacuna sicurezza
Lo stesso presidente ha ammesso ieri l’enorme vuoto presente nell’ambito della sicurezza: «Abbiamo sofferto inutilmente a causa della carenza di personale» ha detto ieri, annunciando di aver dato ordine esecutivo immediato per l’addestramento di 10 mila reclute di polizia. Un ordine che scavalca il procedimento giuridico in corso presso l’Alta Corte di giustizia per valutare la regolarità o meno del sistema di reclutamento. Un processo che mantiene congelato dallo scorso agosto l’arruolamento di nuove forze di sicurezza. Kenyatta torna, così, a mostrare i muscoli, dopo il via libera concesso alla Commissione anti-corruzione che sta indagando in questi giorni sulle attività illecite di 175 ministri, governatori e funzionari statali. Anche se i muscoli mostrati non riescono a nascondere le enormi lacune del paese in termini di sicurezza, lacune che una manciata di nuovi poliziotti non riuscirà certo a colmare. 

Nella foto in alto un militare Kenyano davanti all’Università di Garissa. (Kenya, 2 aprile 2015) (Fonte: Afp photo / Carl de Souza).

Sopra nella gallery, una mappa con Garissa in evidenza e la taglia posta sulla testa dell’ideatore dell’attacco Mohamed Kuno, annunciata dal presidente Uhuru Kenyatta ieri sera.