LE PIETRE DELLO SCANDALO – DOSSIER MAGGIO 2019

La Corte suprema britannica ha imposto alla Gemfields un risarcimento di 8,3 milioni di dollari per le pesanti violazioni dei diritti umani nelle miniere di Montepuez. Interi villaggi rasi al suolo impiegando bulldozer, gas lacrimogeni e armi. E tutto ciò nonostante il codice etico che la compagnia si è autoimposta.

Lo scorso gennaio la compagnia britannica Gemfields ha accettato di pagare un indennizzo di 8,3 milioni di dollari relativo a 273 denunce di violazioni dei diritti umani – presentate grazie a una class action di centinaia di vittime – e avvenute dentro o nelle vicinanze della sua concessione mineraria di Montepuez.

Un risarcimento ordinato dalla Corte suprema del Regno Unito, interpellata, nell’aprile del 2018, dallo studio legale per i diritti umani Leigh Day. Risarcimento cui si è giunti dopo una lunga mediazione in seguito alla quale il gigante delle gemme preziose, proprietario della famosa casa di gioielli Fabergé, ha ammesso sì che ci sono stati degli abusi, ma optato per la «non ammissione di responsabilità». La Gemfields, che da sempre si vanta di portar avanti le sue operazioni in modo responsabile ed etico, ha anche annunciato la creazione di un comitato indipendente che si occuperà di risolvere qualsiasi eventuale caso di abuso venisse presentato in futuro.

Quando gli avvocati della Leigh Day portarono il caso di fronte ai giudici presentarono prove di «seri abusi di diritti umani» legati alla Montepuez Ruby Mining Ltd (Mrm), società di cui la Gemfields è socio di maggioranza. Nelle accuse si parlava di 18 uccisioni commesse dalla Unidade de intervenção rápida (Uir) della polizia mozambicana e dalle compagnie di sicurezza assoldate dalla compagnia; si citavano numerose violazioni, come pestaggi, torture e violenze sessuali ai danni di minatori informali – che operavano ai confini della concessione mineraria – e degli abitanti dei villaggi di Namucho e Ntoro – ripetutamente attaccati e incendiati – che invece si trovavano al suo interno e dovevano essere reinsediati.

Un contenzioso ancora aperto

Apparentemente sembrerebbe che tutto si sia concluso nel migliore dei modi con una sentenza arrivata in tempi piuttosto rapidi e all’apparenza vantaggiosa per le vittime. Ma secondo le testimonianze di numerosi garimpeiros raccolte da Nigrizia in diverse miniere illegali, gli abusi e le violenze ai loro danni starebbero continuando, specie da parte delle polizia.

«C’è un conflitto in corso tra i garimpeiros e le imprese che continuerà», dichiara a Nigrizia Ivan Zahinos Ruiz, coordinatore per Medicus Mundi Catalunya. Che prosegue: «Anche se i minatori informali sono arrivati prima, la legge in vigore stabilisce che la terra appartiene prima di tutto allo stato, che ha rimesso le più lucrative concessioni alle imprese minerarie».

Diversi lati oscuri avvolgono la storia di come la Mrmsi sia aggiudicata e abbia sfruttato la concessione mineraria di 36mila ettari, che ospiterebbero il 40% delle risorse mondiali di rubini scoperte nel mondo.

I legami con il Frelimo

La compagnia ha legami con le alte sfere della politica mozambicana. Se la Gemfields detiene il 75% della proprietà, il restante 25% è della mozambicana Mwiriti Lda, il cui presidente del consiglio di amministrazione è Samora Machel Jr, figlio del padre della nazione Samora Machel, primo presidente del Mozambico indipendente. Ma non è tutto: la Mwiriti è controllata dal…

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