Tanzania / USA

L’amministrazione Trump ha autorizzato l’importazione della pelle, della testa, dei denti e degli artigli di un leone che un cittadino americano aveva cacciato in Tanzania. È la prima volta da quando i leoni della Tanzania erano entrati nell’elenco delle specie protette secondo la legislazione americana sulle specie a rischio (US Endangered Species Act).

Le associazioni ambientaliste segnalano che il provvedimento potrebbe aprire la porta all’importazione selvaggia di trofei di altre specie in via di estinzione da paesi come la Tanzania, in cui il bracconaggio è diffuso.

Il servizio governativo per la protezione del pesce e della fauna selvatica (US Fish and Wildlife Services – FWS) ha inoltre dovuto render noto che l’avvocato del cacciatore che ha richiesto l’autorizzazione, Carl Atkinson, è John Jackson III, membro del Consiglio internazionale per la conservazione della fauna selvatica (International Wildlife Conservation Council) una controversa commissione consultiva che promuove la caccia con lo scopo di ricavarne trofei.

Durante l’amministrazione Obama l’importazione di trofei dalla Tanzania era stata proibita. Ora il FWS ha di nuovo reso possibile l’importazione di trofei di leone, assicurando che il governo tanzaniano gestisce in modo responsabile la caccia. Secondo l’agenzia governativa i leoni nel paese sono 17mila ma non ci sono prove e dati certi sul loro reale numero.

L’esperto in grandi felini, Craig Packer, ricercatore dell’Università del Minnesota espulso dalla Tanzania dopo aver denunciato la corruzione nel campo della caccia grossa, afferma che è impossibile, per ora, persino sapere dove i leoni si trovino. Packer sostiene anche che è impossibile valutare l’impatto a lungo termine dell’uccisione dei maschi sulla conservazione della specie. (The Guardian)