Da Verona Hijab verrà proposto ad Atene, Mantova, Trapani, Brescia, Milano
Le voci e gli sguardi di sette donne tra il mondo nascosto e il mondo sacro ed intimo del velo. Uno spettacolo legato ad un progetto europeo, che vuole far ritrovare al teatro il suo ruolo sociale, per diventare strumento di mediazione.

“Durante questo percorso ho scoperto che anch’io, araba senza velo, in realtà ne portavo uno. Non fuori ma dentro me. Ho imparato a conoscerlo e a liberarmene. Un velo interiore che ognuna di noi ha dentro.”
Sono parole di Saliha Samar Oukazi, algerina in Italia dal 1997, una delle sette protagoniste dello spettacolo “Hijab o del confine” in scena a Verona, al Teatro Filippini, l’8 e il 9 maggio.

Hijab ripercorre le vite di Saliha Samar Oukazi, Batul Hanife, Tutti Schieber, Jamila Chtioui, Najat Rezki, Susanna Bissoli e Rossana Sfregara, racconta le storie di sette donne di provenienza diversa ma che sul palco si uniscono in un unico individuo “con molte case e tanti passaporti”.
Storie che forse neanche loro immaginavano di poter raccontare, lo spiega Saliha Samar parlando del percorso che dopo oltre un anno le ha portate qui: “La mia storia era come chiusa dentro una valigia, parola dopo parola ho trovato il modo per aprirla”.

Lo spettacolo diventa luogo d’incontro di pensieri e stili di vita diversi, ma soprattutto di individualità perché, come sottolinea Batul Hanife, siriana di seconda generazione nata in Italia, “Bisogna iniziare a pensare alla persona in quanto tale senza relegarla a stereotipi religiosi o culturali”. E tornando al velo, filo conduttore dello spettacolo, al modo diverso in cui viene interpretato, al suo vero significato e al giudizio che viene dato dall’occidente, Batul ritiene che per prima cosa le persone dovrebbero “smettere di credere che il nostro modo di pensare sia quello giusto perché è proprio da questo atteggiamento che nascono i pregiudizi”.

Hijab punta i riflettori su un sentire comune, uno sguardo particolare che è quello femminile. Donne per cui il velo non può, e non deve, essere un confine e che, come dice Samar, “devono restare unite per poter emergere e far sentire la propria voce in tutte le società”.

Una performance che, come spiega la regista, Letizia Quintavalla, non è stata portata sul palco per ricevere gli applausi del pubblico ma che piuttosto è diventata una necessità d’espressione per le protagoniste stesse. “Non per dare risposte ma per suscitare negli altri la voglia di ricerca”. Un’occasione per il pubblico per ascoltare e conoscere realtà e punti di vista diversi.

Rossana, attrice nata a Verona, città in cui è tornata da due anni, si augura che Hijab riesca ad aprire “una porta, ma anche solo uno spiraglio, nelle persone che verranno a vederlo”. Samar crede che se la sua storia, le sue parole “arriveranno al di là del palco, fuori alla gente” questo aiuterà a vedere gli altri, ciò che è percepito come diverso, oltre il velo, oltre quel confine, che ora sembra allontanarle.

Dall’incontro al palcoscenico

“HIJAB o del CONFINE. Voci e sguardi di donne tra il mondo nascosto e il mondo sacro del velo” è lo spettacolo, promosso dalla Fondazione Aida, che verrà proposto in anteprima al Teatro Filippini di Verona, l’8 e il 9 maggio e che sarà poi portato in tourneé in Italia, e ad Atene, tappa finale del progetto europeo “ReconcArt”, acronimo di Reconciliation through Art (riconciliare attraverso l’arte), che vede coinvolte Grecia, Romania e Italia e che ha proprio l’obiettivo di mediare con il teatro le delicate questioni legate all’hijab (il velo islamico) e alla donna.

Nella primavera 2008 s’è svolta la prima fase del percorso: un laboratorio di scrittura in cui si sono raccolti racconti sul velo, sul qui e là, le storie di vita, l’esperienza personale delle donne che hanno partecipato al progetto, immigrate e italiane, musulmane o no, velate o meno. In autunno si è quindi tenuto un laboratorio teatrale affiancato da un intenso lavoro di drammaturgia, per elaborare i contenuti emersi nei laboratori.

Al centro del progetto il velo, inteso come confine, che suscita domande anche sulla propria identità. L’obiettivo che traspare chiaramente è la mediazione, da non interpretare come assimilazione e concordia, ma piuttosto come spazio di parola, espressione e confronto per voci diverse. Il veicolo prescelto per la mediazione è l’arte, in quanto luogo di libertà e di riflessione, e soprattutto il teatro, luogo per eccellenza di incontro, di scambio culturale, di mediazione. Con la speranza che questa esperienza possa rappresentare un’eco, in grado di creare cambiamento e contagio positivo.

Date della tourneé:

  • 8 e 9 maggio, ore 21, Teatro Filippini (VR)
  • 15 e 16 maggio Athinais Cultural Centre, Atene
  •  19 giugno Prima Nazionale per Arlecchino d’Oro Teatro – Festival Europeo del Teatro di Scena ed Urbano, Piazza Leon Battista Alberti, Mantova
  •  18 e 19 luglio Festival delle Orestiadi presso Baglio di Stefano – Gibellina (TP)
  •  25 settembre Spazio Mil, Sesto San Giovanni (MI) evento organizzato da FILCA Lombardia, CISL Lombardia e ANOLF Lombardia
  •     24 ottobre in occasione del XV Anniversario dell’Associazione Eva a Concesio (BS) (luogo in via di definizione)

 

Partners:
Commissione Pari Opportunità della Regione del Veneto, Università di Verona, Direzione Generale Education and Culture – Culture della Commissione Europea.