Lo sterminato campo Dadaab, in Kenya, ospita oltre 223.400 rifugiati e richiedenti asilo

Compie 70 anni. La Convenzione sui rifugiati, fondamentale strumento giuridico internazionale a difesa di chi fugge da persecuzioni, discriminazioni, violenze, guerre e che chiede asilo in un altro paese, è stata approvata in una speciale conferenza delle Nazioni Unite, tenuta a Ginevra il 28 luglio 1951. Anche se entrerà in vigore il 22 aprile del 1954.

Ad oggi gli stati firmatari della Convenzione sono 149, rendendola uno dei trattati internazionali più sottoscritti. È un trattato multilaterale dell’Onu che definisce chi è un rifugiato e i diritti dei singoli che hanno ottenuto l’asilo e le responsabilità delle nazioni che garantiscono l’asilo medesimo.

Come ha scritto oggi sul Corriere della Sera Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, «i critici sostengono che sia uno strumento vecchio e superato, il lascito di un’era passata. Invece è vero il contrario: se non verrà difeso e onorato saranno milioni a pagarne il prezzo».

Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Unhcr, alla fine del 2020 i rifugiati nel mondo erano 20,7 milioni. Circa la metà (47%) è stato accolto in Asia, più di un terzo (35%) in Africa, mentre l’Europa (Ue27) ne ha ospitati circa il 13% (2,7 milioni).

In Italia erano 128mila a fronte dei 207mila registrati nel 2019. Il nostro non rientra tra i paesi più impegnati nell’accoglienza: con 2,2 rifugiati ogni mille abitanti si colloca al 15° posto nella graduatoria dei paesi Ue27 per numero di persone accolte. Un dato simile a quello spagnolo, ma decisamente inferiore a quello registrato in Svezia (24 rifugiati ogni mille abitanti), Germania (14,6) o Francia (6,5). Anche considerando il 2019, un anno non influenzato dalla pandemia, l’Italia si trova sempre a metà classifica (13ª posizione).

In occasione dell’anniversario della Convenzione, riproponiamo la video-intervista che Filippo Grandi ha concesso a Nigrizia il 3 giugno 2021.

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