Presa di posizione
Dopo le uscite di Muammar al-Gheddafi sull’Europa che deve convertirsi all’islam, la Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi) chiede al leader libico un minimo di coerenza. I missionari hanno qualcosa da dire anche a Berlusconi e alla sua maggioranza.

Nella sua prima giornata romana, per festeggiare il secondo anniversario del Trattato di amicizia italo-libico, il leader della Jamahiriya non ha mancato di sollevare polemiche e perplessità. Ha auspicato anche una conversione dell’Europa all’islam. Ecco la risposta del mondo missionario.

 

«Non sorprende che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non abbia nulla da dire di fronte alle dichiarazioni del leader libico Muammar al-Gheddafi circa la necessità che «l’Europa deve convertirsi all’islam». Berlusconi ha ben altre priorità, che di certo hanno poco a che fare con le religioni.

 

Suona strano invece che chi, un giorno sì e l’altro anche, chiama in causa i «valori cristiani della Padania» abbia scelto la via del silenzio. È vero, Mario Borghezio ha provato ad alzare la voce ma si è subito zittito. Come dire che la realpolitik – leggi gli accordi antimigranti stipulati con Tripoli e il patto di ferro Bossi-Berlusconi – ha avuto il sopravvento.

 

Nella maggioranza di governo vanno registrate le reazioni, un po’ sommesse, di Maurizio Lupi e di Carlo Giovanardi. I quali si sono stupiti che le «stupidaggini di Gheddafi sull’islam passino in secondo piano». Lupi e Giovanardi dovrebbero alzare di più la voce e ricordarsi di farlo anche in riferimento a come vengono trattati i migranti in Libia.

 

La Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi) si rivolge invece direttamente al colonnello Gheddafi non per rimproverarlo delle sue riflessioni sull’Europa e l’islam ma per chiedere reciprocità. Insomma perché la chiesa cattolica e i missionari non possono parlare liberamente di Cristo nelle piazze della Libia? Perché i cittadini libici non possono ascoltare liberamente la parola evangelica?»