Dulce. Un nome che evoca tenerezza, sorrisi, morbidi abbracci. Dulce è il nome della cantante dei Super Mama Djombo, leggendaria band della Guinea Bissau, colonna sonora del paese dalla fine degli anni Settanta.

Esiste davvero Dulce Neves, come quasi tutti i personaggi di I più grandi, romanzo del francese Sylvain Prudhomme che fa tesoro della sua passione per la musica e della sua conoscenza dell’Africa – ha vissuto in Camerun, Burundi, Niger, Senegal – per ambientare a Bissau, capitale dell’ex colonia portoghese, un racconto vibrante di suoni, odori, colori e delle infinite sfumature in cui si declina una storia d’amore.

Quella fra il chitarrista Couto, lui sì personaggio inventato, e la cantante del gruppo (con la vera ha in comune solo il nome e la potenza irresistibile della voce) incominciata con una fuga improvvisa in taxi dopo un concerto.

Un inizio travolgente «loro due soli in maniera così assurdamente veloce mentre si conoscevano appena» e una fine ineluttabile e altrettanto veloce: Osvaldo Chico Gomes, ex eroe rivoluzionario ora militare in carriera, si invaghisce di Dulce e la chiede in sposa. «Couto, mi senti, ho deciso, gli dico di sì», comunica lapidaria poche ore dopo la prima serata passata con il generale. E Couto non replica, non combatte per la sua donna, la lascia andare. Trent’anni dopo è Zé, il batterista del gruppo, ad annunciargli al telefono “I muri, è morta”.

In un continuo alternarsi di piani temporali, il lettore segue allora il girovagare del chitarrista, ormai “gloria ingrigita”, fra i quartieri della sua città mentre il ricordo di Dulce diventa sempre più forte insieme alla fierezza di essere ancora lui, l’uomo della Kantadura, «il preferito della donna che un intero popolo chiamava ancora per nome, come fosse un’amica, una sorella».

La dolcezza e intensità del vivere quotidiano, ai lenti ritmi africani, sono turbate a tratti dal minaccioso passaggio per le vie cittadine di camionette cariche di militari armati. La storia dei Super Mama Djombo si mescola ancora una volta con quella del loro paese che vive con frustrazione e fatalismo l’ennesimo colpo di stato annunciato (realmente avvenuto il 12 aprile 2012), protagonista proprio Gomes, ora capo di stato maggiore.

Nel giro di poche ore Couto incontra via via gli amici di un tempo, ritrovano vecchie foto e riviste con i loro successi, riannodando i fili dell’antica solidarietà fra musicisti storici della band. Alcuni sono emigrati a Parigi, come il cantante Malan, o a Lisbona e Bruxelles, nuovi membri si sono aggiunti. Al calar della notte, si ritrovano al Chiringuito, sgangherato baretto di periferia, per l’atteso concerto già programmato e ora dedicato alla loro ex cantante, in mezzo a un pubblico felice che continua a cantare le strofe di Dissan na mbera, la canzone di Dulce.