Una crociera per il Mediterraneo, regalo di Natale della madre a Rose e i suoi figli. È questo l’evento che cambia la vita alla protagonista del libro, che tutto si aspetta da questo viaggio tranne di andare incontro a qualcosa che le modificherà l’esistenza. La modificherà a lei e alla sua famiglia.

La grande nave palazzo si imbatte infatti in un barchino, carico di migranti scappati dalla Libia. Tra questi c’è Younès, giovanissimo nigerino, cui Rose lascerà il cellulare di Gabriel, suo figlio. E sarà con quel cellulare, in cui è stata memorizzata come “mamma”, che Younès, arrivato in Francia la chiamerà. E Rose si troverà ad andare alla giungla di Calais per cercare di aiutarlo.

Dopo che si è spaccato le ginocchia cadendo dal camion, al quale era attaccato mentre cercava di passare la frontiera. Tutto in memoria di quel breve incontro sulla nave, che li ha legati. L’arrivo di Younès cambia le dinamiche familiari, pone interrogativi, accende discussioni (ospitare un musulmano in tempo di attentati…), acciglia gli sguardi dei compaesani.

Le storie dei loro vissuti si mescolano, ma non sempre trovano qualcosa in comune, troppo diverse le vite, i punti di vista, i progetti per il futuro. Ma c’è sempre un punto di incontro, se si riesce a stare in ascolto, a comprendere anche quello che occidentalmente non si riesce a capire. Se si prova a mettere “il mare sottosopra”, a sovvertire il proprio sguardo, a compiere un gesto certo insolito, ma salvifico per entrambi

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