Una fiammata. È il rischio che si corre sempre quando l’attenzione si sofferma su un fatto che i media propongono come prestigioso e che ha un alto valore simbolico. Come nel caso del Premio Nobel per la letteratura che lo scorso 7 ottobre l’Accademia reale di Svezia ha conferito allo scrittore tanzaniano Abdulrazak Gurnah.

La fiammata dura pochi minuti e poi Gurnah e i suoi dieci romanzi, tre dei quali pubblicati in Italia da Garzanti (articolo a pag.70 del numero di novembre di Nigrizia), vanno a depositarsi nel dimenticatoio delle nostre vite, che definiamo globalizzate ma che spesso non fanno che ruotare attorno a ristretti interessi. Interessi nei quali l’Africa, in genere, non è contemplata o si ritaglia un angolo decorativo-umanitario.

Ora, se vogliamo, abbiamo l’occasione di tenere acceso almeno un focherello, alimentandolo con le parole nere di questo romanziere e di altri che non mancano nel panorama letterario africano. Ad esempio, Wole Soyinka, Nobel 1986, Chimamanda Ngozi Adichie e Teju Cole, pattuglia nigeriana. Perché parola dopo parola si scende in profondità e si vanno a scoprire aspetti del pensiero e del vissuto africano che né le cronache né le analisi socio-politiche sanno far emergere.

La narrativa è una chiave preziosa per interpretare le dinamiche culturali, il carattere e la soggettività dei popoli. Aspetti che hanno un peso nel determinare gli svolgimenti, anche istituzionali, della storia del continente. Aspetti che senza una costante attenzione alle parole nere della letteratura rimangono sottotraccia, prigionieri di sbrigative precomprensioni.

Il Nobel a Abdulrazak Gurnah ha anche la funzione di promemoria. Se vogliamo capire sul serio che cosa ha da dirci uno dei 54 paesi del continente, ricordiamoci di porci anche queste domande: quale ruolo hanno le arti? Che cosa ha creato negli ambiti della letteratura, del cinema, del teatro, della danza, della musica, nell’architettura, nella fotografia …? Le risposte implicano uno spostamento dello sguardo, il nostro.

Se ci interroghiamo sulle ricadute del colonialismo europeo, i romanzi di Gurnah forniscono risposte e meditazioni. La motivazione del Nobel recita infatti: «Per la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti».

Dal romanzo Sulla riva del mare un breve brano ci chiama alla lettura. “Col trascorrere del tempo, molti dettagli sono diventati sfuocati e confusi. […] Ma, pur svanite e attenuate, restano ancora tante linee, che sembrano frammenti ancora più sparsi del tutto: un lampo caldo nell’occhio quando la faccia è scomparsa, un odore che richiama una musica dalla melodia inafferrabile, il ricordo di una stanza quando la casa e la sua ubicazione sono dimenticate, un pascolo vicino alla strada in mezzo al nulla. Così il tempo smembra le immagini del nostro tempo. O, per dirla in maniera archeologica, è come se i dettagli della nostra vita si fossero accumulati a strati, e adesso alcuni strati sono stati spostati dalla frizione degli avvenimenti e pezzi di materiale a caso restano ancora qua e là, senza ordine”.


Premio Nobel per la letteratura

Sono cinque i Nobel assegnati a scrittori africani. Wole Soyinka (Nigeria)1986; Naguib Mahfouz (Egitto)1988; Nadine Gordimer (Sudafrica) 1991; John Maxwell Coetzee (Sudafrica) 2003; Abdulrazak Gurnah (Tanzania) 2021

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