Rapporto sullo sviluppo umano 2013
Le economie dei paesi emergenti lanciano segnali forti. Ma l’indice di sviluppo umano, che tiene conto dei miglioramenti sociali, segna il passo. Specie in Africa.

Il Rapporto sullo sviluppo umano 2013, presentato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) il 14 marzo, mette al centro una prospettiva decisamente nuova: L’ascesa del Sud, che dà il titolo al lavoro. Sapevamo già che le economie di alcuni paesi emergenti crescono più rapidamente di quelli sviluppati, la stessa tendenza si registra ora anche a proposito dell’Indice dello sviluppo umano (Isu), che l’Undp utilizza dal 1990 per tener conto non solo dell’aspetto meramente economico, espresso dal reddito pro capite, ma anche della qualità della vita, misurata attraverso il livello di istruzione e la speranza di vita alla nascita.

Progressi particolarmente rapidi nell’Isu sono stati realizzati da alcuni grandi paesi come Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia, ma anche in economie più piccole come Bangladesh, Cile, Ghana, Mauritius, Rwanda, Thailandia e Tunisia. Tenuto conto anche del peso demografico di alcuni di questi paesi, si arriva ad affermare di un’ascesa del Sud. In realtà alcuni di questi paesi appartengono all’emisfero nord, quindi il concetto di Sud, così come di Nord, dovrebbe essere ormai relativizzato.

Numerosi i fattori della trasformazione. il Rapporto ne mette in evidenza tre: uno stato che pratica politiche a favore dello sviluppo, la capacità di aprirsi, anche gradualmente, ed intercettare i mercati globali e, infine, una nuova politica sociale. Basti pensare che i paesi a più bassa disuguaglianza sociale crescono generalmente di più e riducono in modo più consistente la povertà.

L’enfasi messa dal Rapporto sulla crescita sia economica che sociale, non deve far dimenticare le disuguaglianze, e ciò è particolarmente vero per i paesi meno sviluppati, dove la velocità del cambiamento, e quindi dell’incremento dell’Isu, è più lenta.

Non a caso l’Africa si trova in questa situazione, e i 4/5 dei paesi africani sono tra quelli a Isu basso. Gli ultimi 12 posti della classifica decrescente di sviluppo umano sono occupati dall’Africa, con la Repubblica democratica del Congo a condividere il fanalino di coda col Niger. I paesi africani sono anche quelli dove l’indice Isu corretto, tenuto conto della disuguaglianza, è minore.

Il Rapporto aiuta anche a prospettare il futuro dove gli equilibri attuali verranno totalmente sconvolti. Per questo sarà necessario rivedere la composizione delle istituzioni a vocazione universale ferma agli equilibri emersi dopo la seconda guerra mondiale.

Un’ultima osservazione: gli strumenti concettuali e i dati del rapporto sono utili per analizzare singoli paesi. Da questo punto di vista il dibattito sul futuro finanziario, economico e sociale dell’Italia visto nell’ultimo anno, e non solo in campagna elettorale, appare del tutto fuori tempo e fuori tema. Non a caso stiamo scivolando. Nel 2000 eravamo al 19° posto, oggi siamo al 25°.