Repubblica del Congo
Dopo 30 anni di potere a Brazzaville, Denis Sessou Nguesso (71 anni) vuole cambiare la Costituzione per potersi ricandidare a un terzo mandato nel 2016. Un altro dei "Dinosauri" africani difficili da spodestare.

Il dibattito politico nella Repubblica del Congo, quella con capitale Brazzaville, si fa sempre più agitato. Un dibattito, tuttavia, che interessa solo i politici e i giornalisti, i cittadini continuano a rimanere ai margini. E la ragione sempre quella: la bulimia di potere di chi governa. E tutto si va traducendo nella volontà, da parte del presidente della Repubblica, Denis Sassou Nguesso, di cambiare la Costituzione. Modificare la carta fondativa di un paese è spesso un vezzo di molti paesi africani. Il signore in questione è al potere dal 1979 (30 anni) con un piccolo intervallo di cinque anni dal 1992 al 1997, quando le elezioni le ha vinte un altro signore, ma il “vecchio”, per non farsi mancare nulla, ha scatenato una guerra civile, sostenuta da Angola e Francia (strano connubio), per tornare al potere e garantire gli interessi parigini e i suoi. Il buon vecchio, 71 anni, rieletto per un secondo mandato nel 2009, vorrebbe ricandidarsi per un terzo, nel 2016. La Costituzione, tuttavia, lo vieta: solo due mandati e in più aggiunge che chi ha superato il settantesimo anno di età è fuori gioco. E allora non rimane altro che mettere le mani sulla carta fondativa di uno stato, tanto sul resto del paese i tentacoli presidenziali lo hanno già abbondantemente imbrigliato. E’ dal 2009 che si parla di questa opportunità. Le associazioni e i partiti politici della maggioranza lo chiedono incessantemente, il presidente non si pronuncia, lascia fare ai suoi. L’opposizione rimane cauta e affronta la questione prendendola alla larga. Nonostante manchino due anni alle elezioni, il dibattito si accende e Anguois Nganguia Engambe, già candidato nel 2009 e presidente del Par, l’opposizione repubblicana, si appella al dialogo  tra la maggioranza presidenziale e l’opposizione repubblicana per lo sviluppo del Congo, esortando i congolesi all’unità per la ricostruzione del paese. Congolesi che, delle elezioni si interessano poco, ancora meno del dibattito politico, più preoccupati di arrivare a sera in un paese che galleggia sul petrolio. Nel 2009 alle urne sono andati poco meno del 10 per cento degli aventi diritto al voto. Ma Engambe sostiene che il paese ha “bisogno del cambiamento della politica economica, che non può essere fatta dalle stesse persone, con gli stessi metodi, con le medesime pratiche e le stesse abitudini”. Tradotto: caro presidente, metti pure mano alla Costituzione, ma non rimanere da solo nel tuo ladrocinio, possiamo trovare un accordo, magari, qualcosa arriva anche a noi.

Quello di Nguesso, non è un caso isolato. A molti presidenti africani piace restare al potere e spesso usano ogni sorta di stratagemma pur di restarci. Nigrizia ha dedicato la seconda pagina del suo ultimo numero proprio a questo tema, stilando la lista dei più longevi tra “i dinosauri africani“.