Individualisti e intontiti dal web. E intanto gli arsenali crescono - Nigrizia
Alex Zanotelli Conflitti e Terrorismo
Fermoposta / Aprile 2023
Individualisti e intontiti dal web. E intanto gli arsenali crescono
Quella in atto in Ucraìna è una guerra imperiale tra Russia, Stati Uniti e Nato. Un conflitto che può aggravarsi con esiti catastrofici. Dov’è l’opinione pubblica occidentale? Perché non reagisce?
01 Aprile 2023
Articolo di Alex Zanotelli
Tempo di lettura 4 minuti

Questo articolo è uscito sulla rivista Nigrizia di aprile 2023.

Anni fa quando studiavo alle superiori ogni pretesto era buono per fare uno sciopero o una manifestazione. Adesso che ci sarebbero tutte le ragioni di questo mondo per farsi sentire non mi pare di vedere nulla o quasi. Cosa sta succedendo? I giovani preferiscono la Play station e il cellulare allo scendere in piazza? Perché, come se lo spiega e cosa farebbe?

Quando ho sentito la notizia che Usa ed Europa daranno dei carri armati all’Ucraina mi sono incavolato. Soprattutto nel vedere che tutti sembrano soddisfatti, per non dire contenti di questa decisione. Ma dico, i sindacati dove stanno e con loro i partiti che si dicono pacificisti? Come si fa a raggiungere la pace se si continua ad alzare l’asticella? A me pare che fino a che non avranno svuotato i depositi dai vecchi armamenti andranno ancora avanti. Così poi bisognerà tornare a riempirli e avanti così… O mi sbaglio? (Carlo Vergnani)


Fino a quando avremo gli arsenali pieni continueremo a cadere nella trappola della guerra. Oggi i governi – e noi tutti – siamo prigionieri del complesso militare-industriale mondiale. Mi riferisco a tutti gli arsenali militari di mondo, a quello statunitense in particolare perché è la nazione più armata.

Lo scenario degli armamenti è davvero impressionante. Siamo davanti a una situazione che può degenerare e, invece di trovare altre vie e altre soluzioni, continuiamo ad armarci fino ai denti. Non abbiamo ancora le statistiche sulle spese per la difesa del 2022, che il Sipri (Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma) dovrebbe pubblicare a breve. Tuttavia ci possiamo riferire al 2021. In questo anno a livello globale si sono spesi 2.113 miliardi di dollari per la difesa. Mai nella storia si era raggiunta una cifra simile.

Cominciamo dall’Italia: ha speso 32 miliardi di dollari, si colloca all’11° posto della classifica e sta puntando a raggiungere il 2% del Prodotto interno lordo (Pil). Al primo posto ci sono gli Stati Uniti con 801 miliardi di dollari, nonostante si sia registrato un calo dell’1,4% rispetto al 2020. Subito dopo gli Usa troviamo la Cina con un totale di 293 miliardi e un aumento del 4,7%. Per Pechino si tratta di una spesa crescente e consolidata da 27 anni.

Al terzo posto si piazza l’India con 76,6 miliardi, seguita dal Regno Unito (68,4 miliardi e aumento del 3%) e al quinto posto ecco la Russia con 65,9 miliardi. Troviamo poi la Francia con 56,6 miliardi e al settimo posto la Germania (56,0). L’Arabia Saudita con 55,6 miliardi, il Giappone con 54,1 e la Corea del Sud con 50,2 si posizionano rispettivamente all’ottano, nono e decimo posto.

È in questo quadretto che dobbiamo collocare la guerra Russia-Ucraìna. È una guerra imperiale, ricordiamocelo sempre, tra Russia, Stati Uniti e Nato. La Russia ha invaso un paese sovrano e sta conducendo una guerra criminale. Ma per arrivare a questo ci sono colpe da tutte e due le parti. Lo ha detto pure il presidente Biden: gli Usa vogliono continuare la guerra per indebolire la Russia e poi affrontare la Cina. Siamo sull’orlo del baratro.

Perché l’opinione pubblica non reagisce? Noi occidentali apparteniamo a un sistema che porta più totale individualismo: ognuno per sé, ognuno contro l’altro. E la conseguenza è questo vuoto totale.

E uno dei fattori che spinge in questa direzione è il web. Chi lo ha compreso molto bene è la ricercatrice americana Shoshana Zuboff con il suo straordinario libro Il capitalismo della sorveglianza, dove scrive: «Internet è diventato essenziale per avere una vita sociale. Ma internet è anche saturo di pubblicità e la pubblicità è subordinata al capitalismo della sorveglianza. La nostra dipendenza è al cuore del progetto di sorveglianza commerciale, visto che il nostro bisogno e la vita esigente è in contrasto con la tentazione di resistere all’invadenza di tale capitalismo. Questo conflitto produce un intontimento psichico che ci rende assuefatti a una realtà sulla quale siamo tracciati, analizzati, sfruttati, modificati». Questo è la nostra condizione di occidentali. Dobbiamo cominciare a capire che dobbiamo reagire.

 

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