Kenya / Petrolio

Da lunedì il Kenya è entrato a far parte del club dei paesi esportatori di petrolio. Con una cerimonia cui ha partecipato anche il presidente Uhuru Kenyatta, sono stati spediti dal porto di Mombasa i primi 200mila barili di greggio, venduto alla compagnia ChemChina UK Ltd al prezzo di 1,2 miliardi di scellini kenyani e diretto in Malesia.

I giacimenti di petrolio keniani si trovano nella regione del lago Turkana, sulle cui sponde è stato inaugurato di recente anche un grande impianto eolico. Secondo la compagnia britannica che ha condotto le esplorazioni, la Tullow Oil, vi si troverebbero 560 milioni di barili di greggio. Solo nel 2024 si raggiungerà il pieno potenziale estrattivo, stimato a 100mila barili al giorno. Ma solo se il paese sarà in grado di investire per dotarsi di tutte le infrastrutture necessarie, e in particolare dell’oleodotto che deve trasportare il petrolio dai campi petroliferi al terminal delle petroliere nel porto di Mombasa. Per ora, e per i prossimi 18/24 mesi, il trasporto avverrà su gomma, con costi economici ed ambientali rilevanti. 

Il governo del Kenya si è però già dotato della legislazione necessaria, il Petroleum Act, per la divisione dei proventi della commercializzazione del greggio. Vi si stabilisce che il 75% sarà di competenza del governo centrale, il 20% andrà alle contee dove si trovano i campi petroliferi e il 5% alle comunità sul cui territorio sono stati perforati i pozzi. Le decisioni contenute nel Petroleum Act sono contestate dalle contee e dalle comunità che a più riprese hanno ostacolato le operazioni di estrazione e di trasporto del greggio.

Anche durante la cerimonia di lunedì Peter Emuria Lotethiro, vicegovernatore della contea Turkana, ha espresso il suo dissenso. Usando la metafora della divisione tradizionale della carcassa di una capra, ha fatto capire nel più chiaro dei modi che la maggior parte dei proventi dovrebbe rimanere ai proprietari, cioè la contea e le comunità sul cui territorio si trovano i giacimenti. Il governatore di Kwale, Salim Mvurya, ha invece rimarcato che, per ora, nessun provento del petrolio e di altri minerali estratti e commercializzati dal paese ha raggiunto le comunità proprietarie. (Al Jazeera)