Kenya / Elezioni 2017

In Kenya il partito del presidente (Jubilee) e la coalizione di opposizione (Nasa) non hanno trovato finora nessun accordo, in vista della ripetizione delle elezioni presidenziali programmate per il prossimo giovedì, 26 ottobre. Il Jubilee insiste perché le votazioni si tengano nella data prevista, il Nasa insiste nel boicottaggio del voto. La situazione è così critica che anche il papa, ieri, ha raccomandato che si riprenda il dialogo.

Secondo un rapporto diffuso nelle ultime ore dall’African Electoral Observation Group (Gruppo di osservazione elettorale africano), dal punto di vista tecnico tutto sarebbe pronto per le votazioni. I problemi politici e legali sono però così importanti che hanno consigliato prudenza agli altri gruppi di osservatori. Quelli dell’Unione europea, ad esempio, hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni “fino a quando la situazione non sarà diventata più chiara”.

I dubbi sulla possibilità di condurre elezioni libere e credibili sono infatti molto diffusi dopo la fuga all’estero e le dichiarazioni di Roselyn Akombe, membro della commissione elettorale, seguite da quelle dello stesso presidente, Wafula Chebukati, che ha stigmatizzato a sua volta le profonde divisione tra i commissari e ha denunciato indebite e fortissime pressioni politiche sull’istituzione indipendente, così come aveva fatto prima di lui il presidente della Corte Suprema. 

Nel fine settimana poi, Ezra Chiloba, il controverso funzionario responsabile del sistema informatico usato per le votazioni, ha comunicato di aver preso tre settimane di ferie. L’opposizione aveva chiesto il suo allontanamento, ma attorno a lui il Jubilee aveva fatto quadrato. Questo suo allontanamento è stato giudicato come “troppo poco e troppo tardivo” per rimettere in moto un processo che il Nasa ritiene truccato nella sua intera filiera.

La situazione è particolarmente tesa nelle roccaforti dell’opposizione, le baraccopoli di Nairobi e le contee attorno a Kisumu, in cui la maggioranza della popolazione è Luo, l’etnia del capo dell’opposizione, Raila Odinga, che si contrappone storicamente ai Kikuyu, cui appartiene il presidente in carica, Uhuru Kenyatta. In quelle contee l’opposizione dichiara che non si apriranno le urne. Anche il governatore di Mombasa (seconda città del paese) ha annunciato che non ci saranno votazioni nella sua giurisdizione. E se questo dovesse succedere davvero, potrebbe essere un motivo per invalidare di nuovo i risultati, secondo i dettami della Costituzione.

Le dimostrazioni convocate dal Nasa intanto continuano. Una, imponente, è prevista per domani, mentre si contano i primi morti (4 secondo le dichiarazioni ufficiali; molti di più secondo l’opposizione, soprattutto nelle zone rurali abitate da gruppi etnici che supportano il Nasa), destinati con ogni probabilità ad aumentare nei prossimi giorni, dal momento che il governo avrebbe deciso di schierare l’esercito nelle zone del paese ritenute più a rischio. (Redazione)