Kenya Politica e Società
Presidenziali: la commissione elettorale si spacca
Kenya, vince William Ruto ma…
Quattro componenti su sette della commissione elettorale hanno contestato l’esito «perché le operazioni di voto sono state condotte in modo opaco». Ma il presidente della commissione ha proclamato l’esito: 50,49% per Ruto e 48,85% per Raila Odinga. Ora quest’ultimo ha sette giorni per presentare ricorso
16 Agosto 2022
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 5 minuti
(Reuters)
William Ruto subito dopo la proclamazione

In Kenya le elezioni riservano quasi sempre delle sorprese. Quella di questa volta non avrebbe potuto essere prevista neppure dalla fantasia più sfrenata: i risultati sono stati contestati dall’interno stesso della commissione elettorale nazionale (Indipendent Electoral and Border Commission, Iebc).

Nel tardo pomeriggio di ieri, 15 agosto, dopo sei lunghi giorni di attesa e diversi slittamenti dell’ora indicata per l’annuncio del vincitore, la vicepresidente della Iebc, Juliana Cherera, ha rilasciato una dichiarazione inequivocabile: «Siamo qui perché le operazioni sono state condotte in modo opaco. Perció non possiamo prenderci la responsabilità dei risultati che stanno per essere annunciati. Ma è possibile ricorrere al tribunale. Chiediamo ai kenyani di stare calmi perché la legge avrà la meglio». Il conciso discorso è stato pronunciato in uno degli hotel più conosciuti di Nairobi, il Serena, a nome di quattro dei sette componenti della commissione elettorale.

Pochi minuti dopo, nell’auditorium del Bomas of Kenya, la struttura ufficiale dove per sei giorni si era svolto il conteggio dei voti, il presidente della commissione elettorale, Wafula Chebukati, accompagnato dagli altri due membri della commissione, ha proclamato il vincitore. William Ruto, con il 50,49% dei voti, ha superato Raila Odinga, cui ne sono stati attribuiti il 48,85%.

Sistema informatico manomesso?

Presente all’annuncio solo Ruto con i suoi sostenitori, ovviamente trionfanti. Nel discorso pronunciato immediatamente dopo l’annuncio della sua vittoria, ha ringraziato la Iebc per aver condotto elezioni veramente credibili e ha dichiarato Chebukati “suo eroe”, evidentemente inconsapevole che, data la situazione, questa investitura sul campo avrebbe potuto avere anche una lettura maligna.

Odinga non era presente. Il suo portavoce per queste elezioni, Saitabao Ole Kanchory, nel corso del pomeriggio aveva dichiarato: «Abbiamo rapporti di intelligence che dicono che il sistema informatico è stato penetrato e hackerato, che alcuni funzionari della Iebc hanno commesso illeciti elettorali e qualcuno di loro dovrebbero essere arrestato, se non lo è già».

Che qualcosa non stesse funzionando come previsto era immaginabile a causa dell’estenuante lentezza delle operazioni di spoglio e verifica dei documenti che arrivavano dalle circoscrizioni e poi dalle sezioni elettorali. Il Kenya si è dotato di un sistema che prevede addirittura l’elenco digitalizzato degli iscritti alle liste elettorali con riconoscimento attraverso dati biometrici. La trasmissione dei risultati delle circoscrizioni avrebbe dovuto essere fatta attraverso foto dei moduli trasmessi telefonicamente in modo che non potessero essere manipolati. Tutto per renedere piú veloce e accurato il conteggio e ridurre al minimo il rischio di brogli.

I risultati avrebbero dovuto essere disponibili in un paio di giorni al massimo. Si era votato il martedì 9. Si aspettavano al più tardi il venerdì 12 in giornata. Lo pensava anche il governo, tanto che il ministero dell’educazione aveva previsto la riapertura delle scuole per lunedì 15 agosto. Invece il presidente della commissione elettorale ha cominciato mercoledì 10 a dire pubblicamene che la Costituzione gli concedeva sei giorni per completare il lavoro.

Ora si capisce perché: il sistema informatico non si era dimostrato efficiente e sicuro o non era stato gestito con la dovuta cura. D’altra parte anche la compagnia specializzata che lo aveva verificato prima del voto, la Kpmg (Klynveld Peat Marwick Goerdeler) aveva evidenziato diversi problemi. Tra l’altro aveva trovato che almeno 14 persone non identificate, e presumibilmente non ufficialmente autorizzate, avevano potuto accedere e, potenzialmente, modificare i dati a piacimento.

Corte suprema

Si sono verificati anche errori materiali deplorevoli, segno di una buona dose di approssimazione. In due contee, Mombasa e Kakamega, non si è potuto votare per scegliere il governatore perché erano state inviate schede sbagliate. In altri posti sono risultate sbagliate quelle per l’elezione dei parlamentari. Vi si voterà perciò il 23 agosto.

Infine la gestione dei dati diffusi dai mass media è stata a dir poco confusa. In un comunicato di una rete della società civile di controllo dell’informazione durante il periodo elettorale si dice che piú del 20% della notizie era deliberatamente falso e manipolatorio.

Nonostante tutto i kenyani hanno seguito il processo elettorale con pazienza e passione. Solo dopo l’annuncio del vincitore si è avuta notizia di manifestazioni, in particolare in diverse zone di Nairobi. D’altra parte, la spaccatura della commissione elettorale testimonia che problemi gravi si sono verificati nel processo di conteggio dei voti e uno sfogo dei sostenitori del dichiarato perdente era quasi inevitabile.

Ora Raila Odinga ha sette giorni di tempo per decidere se contestare i risultati del voto e preparare le carte necessarie per chiedere l’intervento del tribunale. Peccato che ancora una volta debba rivolgersi alla giustizia. Come la volta scorsa, nel 2017, quando la Corte suprema trovò il suo ricorso cosí fondato da annullare clamorosamente le elezioni presidenziali che dovettero essere ripetute un paio di mesi dopo. Ma poi con ogni probabilità sarà la stessa commissione elettorale a condurre il gioco, e, secondo l’opinione di molti kenyani, non ci sono garanzie che agisca in modo più accurato e credibile.

 

 

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