Interessati all’Africa che è qui. Molto meno all’Africa che sta oltre il Mediterraneo. E, dei 54 paesi che compongono il vasto continente, volti a coprire, per la maggior parte dei casi, notizie che riguardano prevalentemente Libia ed Egitto. Con un focus particolare verso eventi eccezionali che comunque sono connessi con l’Italia o l’occidente: l’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio nella Repubblica Democratica del Congo; Regeni e Zaki; i diritti dei neri solo dopo l’uccisione di Floyd e il crescere del movimento Black Lives Matter. 8 volte su 10 poi, a parlare sono italiani od occidentali.

Questo, in estrema sintesi, l’atteggiamento dei media italiani, secondo quel che emerge dal dossier l’Africa mediata, curato da Amref in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. Un lavoro lungo oltre un anno e mezzo (dal 1° luglio 2019 al 28 febbraio 2021),  che monitora l’interesse del giornalismo italiano verso il continente africano, fornendo una sorta di termometro volto a misurare la copertura dei quotidiani, telegiornali e programmi televisivi.

Un monitoraggio che ha non solo la finalità di fornire dati, ma rincorre l’obiettivo di sensibilizzare il mondo della comunicazione «sulla necessità di offrire un’informazione di qualità, corretta ed equilibrata sull’Africa». Per, lo afferma il direttore generale di Amref Healt Africa-Italia, Guglielmo Micucci, «cambiare la mentalità della opinione pubblica e avviarsi a una società globale più giusta ed equilibrata».

Copertura marginale

Si è parlato ben poco di Africa in Italia tra il 2019 e il 2021. La percezione di un trend poco preoccupante rispetto al numero dei contagi nel continente durante la prima ondata di pandemia, ha fatto sì che neanche con il covid ci fosse un aumento della copertura mediatica su questa parte del mondo. L’Africa è rimasta marginale nel dibattito italiano e, quando è diventata notiziabile, è stata raccontata, come in passato, concentrandosi sempre sugli stessi temi: guerre e terrorismo; immigrazione e razzismo.

Sei i quotidiani presi in esame dal dossier (Avvenire, Corriere della sera, La Repubblica, Il Fatto quotidiano, Il Giornale, La Stampa), con una media mensile di 10 notizie in prima pagina per testata. Meno della metà del dato del primo report Africa mediata, datato 2019, che ne contava 22. Tra i quotidiani che hanno garantito una maggiore copertura sul continente, si registra il cattolico Avvenire (con 351 notizie), seguito da La Stampa e La Repubblica.

L’Africa che è qui, intesa come immigrazione o fatti di africani presenti in Italia od occidente, occupa il 51% delle notizie. Il restante 49% che dovrebbe riguardare i 54 paesi africani è in realtà fagocitato per il 58% dei casi da Libia ed Egitto.

Passando dalla carta alla televisione, la situazione cambia poco. La percentuale delle notizie riportate dai telegiornali dei tre canali Rai, Tg4 e Tg5, Studio aperto, TgLa7, RaiNews24 e Skytg24 di prima serata si ferma a un 1,6%. Altro dato al di sotto del 2019, quando la copertura era appena sopra al 3%. Un picco si registra durante la crisi in Libia e l’uccisione di Attanasio. Per il resto, il 32,9% delle notizie si sofferma su guerre e terrorismo. E, 8 volte su 10, seppur le notizie riguardano l’Africa, le voci sono italiane od occidentali.

Per quel che riguarda i 91 programmi di informazione delle 7 reti prese in considerazione (i tre canali Rai, i tre Mediaset e La7), secondo il dossier, il 67% dei 3.217 riferimenti ad Africa e africani ha una collocazione europea, contro il 33% che invece si riferisce a uno dei 54 paesi africani. I 2/3 delle notizie per l’informazione italiana riguardano i migranti, perché è con questo termine che ci si riferisce a coloro che vivono in Italia o Europa (non importa da quanto tempo) e che provengono dal continente. Delle 61.320 ore andate in onda nel 2020, il dossier segnala una notizia a tema Africa ogni 58 ore di programmazione televisiva. Anche qua il tema guerre e terrorismo è prevalente.

Tra social e fiction

Il dossier guarda anche ai social, soffermandosi su 18 pagine Facebook appartenenti ai media e 21 alle ong. Anche in questo caso, per i 8.419 post selezionati, la copertura più grande si ferma tra Libia (28,5%) ed Egitto (10,7%). Le ong toccano più paesi e, a differenza dei media la cui parola chiave più usata è Libia, parlano di sviluppo, tramite testimonianze e progetti.

Un cambio di sguardo lo si trova nei 30 prodotti tra fiction, film e cartoni destinati ai minori dai 6 ai 13 anni. Dove, su 30 titoli di produzione africana, tematizzazione africana o con personaggi africani o afrodiscendenti, 26 hanno per protagonisti giovani africani la cui rappresentazione è positiva nell’86% dei casi. Certo, nel 61,2% dei casi si tratta di maschi, ma l’immagine narrativa e valoriale che ne emerge è positiva.

Sarà per questo che nel focus group che prende in esame 182 studenti e studentesse, tra i 10 e i 14 anni, frequentanti 5 istituti scolastici differenti, la visione del continente cambia. Si distacca dai media tradizionali, si integra con i racconti di vita di amici e familiari, con fonti letterarie e gli incontri avuti a scuola con gli insegnanti. Va oltre l’Africa rappresentata, che viene criticata perché narrata a senso unico, e si arricchisce direttamente da una parte dell’Africa che è qui. Una parte, questa che emerge dal dossier, incoraggiante, da coltivare e da cui ripartire.