Guinea Equatoriale / La polemica
Il presidente della Guinea Equatoriale Obiang Nguema ha finanziato con milioni di dollari la scuola di samba Beija-Flor, vincitrice della parata del Carnevale di Rio in Brasile. Che ha inscenato sulle strade brasiliane un paese paradisiaco dove regna sovrana la felicità, la pace e l’armonia. Mentre il suo è tra i paesi più corrotti e meno liberi al mondo.

Per gli abitanti di Rio de Janeiro e per quanti accorrono dai quattro punti cardinali per assistervi, il carnevale è davvero una cosa seria. Tanto che l’aspirazione massima di ogni scuola di samba della città è sfilare lungo il Sambódromo per uscirne con il titolo della vittoria. Dura un intero anno il fermento per allestire il proprio carosello di monumentali carri allegorici, bandiere, colori e corpi di ballo composti da una media di oltre 4.000 figuranti, che devono esibirsi in perfetta sincronia davanti a esigentissime giurie. Appena terminata un’edizione, ognuna delle maggiori scuole di samba ingaggia il suo carnevalesco, figura equivalente a un allenatore di calcio – con cui condivide anche la vertigine dei numeri nel cachet – che comincia a tessere la trama del successivo enredo, tema che ogni scuola prepara per la rappresentazione nel carnevale più fantasmagorico del mondo.

Nata nei sobborghi di Salvador de Bahia, dove venivano sbarcati gli schiavi africani, la samba a pie della tradizione è oggi solo un pallido ricordo, e forse molti non ne conoscono più la poverissima origine africana. Pian piano l’usanza si è trasformata in esibizione: mano a mano che il disadorno movimento dei piedi ha ceduto il passo ai carri straripanti di corpi e colori rutilanti, allo stesso ritmo è cresciuta anche la quantità di denaro mossa dal carnevale di Rio, fino a diventare l’enorme business che oggi conosciamo. Per una scuola di samba è impensabile partecipare alla parata senza investire almeno un paio di milioni di euro, il che rende inevitabile, al momento dei conti, l’entrata in gioco di investitori di ogni specie: multinazionali e imprenditori, affiliati mafiosi e portaborse, fino alla comparsa perfino di qualche amministrazione pubblica.

Alla gara, conclusasi l’11 febbraio, anche il dittatore della Guinea Equatoriale ha voluto apporre la propria firma. Da oltre una decade Obiang Nguema, sensibile alle folgoranti attrazioni carioca, accorre con discrezione a Rio, monopolizza le suites dei migliori hotel della città e assiste allo spettacolo in compagnia del fidato primogenito Teodorín, vicepresidente del padre nel paese africano e indagato in diversi stati del mondo per corruzione e riciclaggio.

Ma questa volta la notizia è rimbalzata come un’eco tra i media, che danno per certo  il finanziamento di oltre 3 milioni di euro da parte di Obiang alla scuola di samba Beija-Flor. In cambio, la sua sfilata nel Sambódromo avrebbe dovuto essere un tributo alla Guinea Equatoriale e un ossequio al suo governo. E così è stato.

Il tema della parata, Uno sguardo sull’Africa allo spuntare della Guinea Equatoriale, è stato affidato alle parole di un griot che ha inscenato il panegirico di un paese paradisiaco dove regna sovrana la felicità, dove la natura e le persone possono vivere in simbiotica armonia con il loro passato grazie alla pace che viene garantita nel paese.

Beija-Flor, che nel suo trascorso ha altre esibizioni poco edificanti, come l’encomio alla dittatura brasiliana degli anni settanta, non ha lesinato il centesimo per adempiere il contratto: carri gonfi di costosissimi dettagli, milizie di ballerini, una voce narrante rapita dal sogno guineano, una samba dal ritmo coinvolgente e lussuosi costumi innestati di piume: di fagiano naturalmente, le più costose. L’arte e il mestiere inconfutabili le hanno decretato la coppa della vittoria da parte di un’integerrima giuria, a suo dire concentrata solo sui requisiti tecnici dei competitori.

Nella girandola di smentite, mezze ammissioni e nuove smentite, la polemica ha preso il volo, surriscaldando la rete dei social network. Con tutte le coniugazioni della ribellione intellettuale, dal sarcasmo all’indignazione, qualcuno si è chiesto se nella prossima edizione Beija-Flor esalterà la Corea del Nord o si farà paladina dello Stato islamico. Oltre a chiedersi, la rete tutta, cosa mai può significare quell’appoggio culturale che la scuola ha ammesso di aver ricevuto dal governo equatoguineano.

Denaro sporco
Nel termitaio di denaro assorbito dal carnevale di Rio, molto è sporco, provento di vendita di armi, gioco d’azzardo e narcotraffico; e che molti dei finanziamenti alle scuole di samba derivino da grandi realtà economiche che vogliono ripulirlo, è cosa risaputa.

Alcuni opinionisti brasiliani commentano che l’apporto di denaro da parte della dittatura equatoguineana non dovrebbe sorprendere in un evento in cui la regia è diretta da mafiosi ed estorsionisti. Ma preferiamo ancora scandalizzarci per il gesto sfrontato, l’intento di mistificare quella realtà che il web dei brasiliani normali non disconosce: il fatto, cioè, che Teodoro Obiang Nguema governa col pugno di ferro un paese sempre ai primi posti nelle classifiche per violazioni dei diritti umani, tortura e omicidi di stato. Mentre la popolazione equatoguineana, nonostante la ricchezza immensa di una terra fertilissima, figura agli ultimi posti delle stesse classifiche per qualità della vita, povertà, alfabetizzazione, salute.

Il fisco brasiliano ha aperto un’indagine per verificare il conclamato apporto di denaro, o meglio ha ampliato un’inchiesta già in corso dal 2013 contro Teodoro Nguema Obiang Mangue – il soprannominato Teodorín figlio del dittatore – in collaborazione con gli organi di giustizia statunitensi e francesi. L’accusa è riciclaggio di denaro illecitamente sottratto alle casse del suo paese.

Secondo il quotidiano online Notimérica.com, agli occhi dell’opinione pubblica non è riuscito il tentativo del dittatore di schiumare un’immagine ormai irrimediabilmente torbida, e l’ostentazione di opulenza inscenata al Sambódromo non ha ottenuto altro che esasperare la repulsione verso ciò che la sua figura rappresenta. Il pathos che il canto Caminemos sobre la senda de nuestra felicidad intendeva comunicare, non è stato sufficiente a cancellare il ritorno mediatico dell’efferatezza di Teodoro Obiang Nguema, sempre denunciato dalle ong più accreditate – ultimo in ordine cronologico il rapporto 2014 di Amnesty International – come uno dei peggiori affamatori del suo popolo.

Questo articolo è tratto dall’ultimo numero di Nigrizia di aprile 2015.

Nella foto in alto il carro della scuola di samba Beija-Flor vincitore della sfilata carnevalesca a Rio de Janeiro (Brasile).

Nella foto sopra il presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.