Sul fiume Gambia a Juffureh, nella regione del North Bank. Si emigra anche su piccole imbarcazioni, costeggiando l’oceano in direzione delle Isole Canarie (Foto: Martina Stefanile)

A reclamare la fine del governo di transizione non è solo una fetta della società civile in Gambia. Anche la diaspora si fa sentire. «Basta Barrow! Nel 2017 aveva dichiarato che dopo i tre anni se ne sarebbe andato e deve rispettare la parola data, anche perché non ha combinato nulla e in più ha creato problemi ai gambiani emigrati», afferma Seikou Kuyaté, in Italia dal 2014.

Quella stessa diaspora che, soprattutto attraverso i social media, aveva contribuito alla sconfitta di Jammeh, ora non vede di buon occhio l’operato di Barrow. L’iniziale euforia per la transizione democratica ha ceduto il passo a una delusione che ha trovato poi il suo culmine con l’atteggiamento del governo nei confronti dei gambiani emigrati in Europa, in particolare in Germania.

Il 61,2% dei gambiani emigrati dal 2013 al 2017, ovvero 38.500 persone, lo ha fatto in modo irregolare, per problemi politici con il regime di Jammeh o a causa delle difficoltà economiche causate dalle sue politiche oppressive. Il fenomeno ha assunto una dimensione significativa dal 2010, quando per designare l’emigrazione verso l’Europa si diffuse l’espressione “backway”.

Molti di quei giovani chiesero asilo nei paesi europei, ma non tutti l’hanno ovviamente ottenuto. Alcuni di questi sono spontaneamente tornati in Gambia dopo la caduta di Jammeh; altri sono stati… (Continua a leggere abbonandoti alla versione cartacea e/o digitale del mensile)