The girl with louding voice è diventato, in Inghilterra e negli Stati Uniti, un caso editoriale. Le premesse che il primo romanzo della nigeriana Abi Daré, avesse successo erano nell’aria da tempo: da quando, nel 2018, vinse il premio internazionale Bath Novel Award nella sezione manoscritti inediti. Chi aveva intuito allora il valore della scrittrice non si è stupito nel trovare il suo nome tra i 10 migliori autori e autrici di primi romanzi 2020, scelti da The Guardian.

Un successo editoriale iniziato quasi per caso: esordisce nel mondo della scrittura con un blog in cui racconta le vicissitudini della sua vita da immigrata, nata a Lagos e da 18 anni residente in Inghilterra. Dal grande seguito del diario-web nasce l’idea di iscriversi a un master di scrittura creativa all’università di Birkbeck, a Londra. È qui che scrive The girl with louding voice. Il caso letterario non è altro che la tesi conclusiva del corso. Ma è solo dopo la vittoria del Bath Novel Award, romanzo conteso da cinque case editrici, che Daré comprende di aver intrapreso la strada giusta.

Il libro è arrivato in Italia a fine agosto. Per scelta della casa editrice Nord e della traduttrice, Elisa Banfi, è stato tradotto lasciando nel racconto tutte le imperfezioni linguistiche del broken english, cioè dell’inglese parlato da persone non madrelingua e quindi sgrammaticato e sintatticamente non sempre corretto. Un modo per restituire le difficoltà linguistiche della voce narrante, la giovane protagonista Adunni, che abita a Ikati, un piccolo villaggio della Nigeria e che potrebbe avere qualsiasi altro nome tanto la sua storia di ragazzina costretta a lasciare la scuola e sposarsi con un uomo molto più grande di lei è storia diffusa, non solo in Nigeria.

Adunni è testimone di tutte quelle bambine che frequentano la scuola solo qualche anno, mentre i fratelli proseguono; di come la vita cambi nel momento in cui la natura esplicita che sono diventate donne. Possono fare figli e quindi vengono date in mogli, nonostante la loro età (Adunni ha 14 anni), a uomini più che adulti e magari anche benestanti, che possono con la loro dote non solo pagare il prezzo della futura moglie ma risollevare le condizioni economiche della famiglia d’origine della sposa bambina.

È quel che accade anche ad Adunni, nonostante la madre, vedendola intelligente e dotata, si sia spaccata la schiena per farla studiare e, in punto di morte, si sia fatta promettere dal marito che mai le avrebbe proibito la scuola. Morta la madre, tutto cambia. Ma lei non è una ragazzina qualsiasi, è determinata a diventare maestra. E non le interessa cosa la società si aspetta da lei, non è disposta a essere una schiava di oggi. La sua forma di riscatto è l’istruzione e la sua caparbietà la renderà ricercatrice di parole adatte a vincere la borsa di studio che le cambierà la vita.

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