Somalia / Al Shabaab
L’attività dei terroristi somali al-Shabaab ha subito un’impennata dopo il via libera di Trump agli interventi militari Usa in Somalia, al quale i qaedisti rispondono aumentando intensità e frequenza degli attacchi. Che ora potrebbero essere diretti anche verso gli Stati Uniti.

Ennesimo bagno di sangue a Mogadiscio, dove ieri intorno alle ore 20 locali, un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di una autobomba contro il shisha cafè del Posh Treats Hotel, mentre contemporaneamente cinque uomini armati con addosso uniformi militari facevano irruzione all’interno del Pizza House, un ristorante situato di fronte all’albergo dove hanno preso in ostaggio diverse persone. 

L’attacco rivendicato dalle milizie legate al ramo qaedista di al-Shabaab, si è concluso con un bilancio di almeno 31 civili morti e con l’uccisione da parte delle forze di sicurezza somale dei cinque assalitori. Tra le vittime c’è anche un siriano, lo chef del Pizza House.

I sopravvissuti all’assalto del commando islamista hanno descritto scene strazianti all’interno del ristorante, rimasto sotto l’assedio dei terroristi fino all’alba. 

Negli ultimi due anni e mezzo al-Shabaab ha attaccato spesso aree di alto profilo di Mogadiscio, tra cui alberghi, posti di blocco militari e le aree vicino al palazzo presidenziale. E ha promesso di intensificare gli attacchi dopo che il governo del nuovo presidente Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmajo” ha lanciato una nuova offensiva militare contro gli estremisti somali.

Il più letale gruppo estremista islamico in Africa

Peraltro, lo scorso anno al-Shabaab è diventato il più letale gruppo jihadista in Africa, con più di 4.200 persone uccise nel 2016, secondo l’Africa Center for Strategic Studies con sede a Washington.

Il gruppo islamista si trova ad affrontare anche la nuova offensiva militare degli Stati Uniti, che domenica scorsa è culminata nel primo raid aereo con droni condotto dal Comando africano delle forze Usa (Africom).

L’attacco aereo, lanciato con l’appoggio delle forze speciali somale, contro un campo di addestramento di al-Shabaab, nei pressi di Sakow, nel sud della Somalia, è il primo portato a termine dopo i poteri approvati lo scorso marzo dal capo della Casa Bianca, che consentono al Dipartimento della Difesa Usa di condurre azioni legali contro il gruppo terroristico.

Secondo gli analisti, il bombardamento delle forze statunitensi, nel quale sono rimasti uccisi otto estremisti somali, riflette la crescente preoccupazione che il ramo di al-Qaeda in Africa orientale si stia rafforzando per organizzare un attacco su larga scala contro obiettivi occidentali.

L’Africom ha spiegato che l’operazione rientra nell’obiettivo generale di “ridurre la capacità del gruppo affiliato ad al-Qaeda di sferrare attacchi terroristici in tutta la regione e in America”. L’Africom ha anche riconosciuto che l’Unione africana e le forze somale hanno subito perdite significative a causa di al-Shabaab.

Basi Amisom sotto attacco

Negli ultimi due anni, il gruppo islamista somalo ha attaccato cinque basi militari dell’Amisom, la missione di pace dell’Unione africana in Somalia: il compound di Lego nella regione del Basso Scebeli, dove trenta militari burundesi hanno perso la vita; la base di Janale sempre nella regione del Basso Scebeli, dove sono rimasti uccisi cinquanta caschi verdi ugandesi; la base di El Ade nel sud-ovest della Somalia, dove gli Shabaab hanno eliminato almeno cento militari keniani; il presidio di Halgan nel nord-ovest della Somalia, dove hanno rivendicato l’uccisione di sessanta soldati, smentita però dall’Amisom; il compound di Kolbiyow, nel sud della Somalia, dove i terroristi hanno rivendicato l’uccisione di 57 soldati keniani, prontamente negata dal ministero della Difesa di Nairobi.

C’è inoltre da segnalare, che il giorno prima del raid aereo statunitense al campo di addestramento di Sakow, un centinaio di miliziani al-Shabaab hanno attaccato una base militare a settanta chilometri da Bosaso, nello Stato semi-autonomo del Puntland, nel nord della Somalia, uccidendo 38 militari, ferendone 18 e impossessandosi di una grande quantità di armi, munizioni e di 16 veicoli militari.

L’attacco, definito il più letale avvenuto da anni nella regione, è stato rivendicato dall’ala maggioritaria del movimento jihadista legata dal 2011 ad al-Qaeda, attraverso Shahada News Agency, organo di informazione legato agli ambienti jihadisti con focus sulla Somalia.

Nello Stato del Puntland c’è anche una forte presenza di combattenti della fazione scissionista di al-Shabaab, diventata dall’ottobre 2015 la costola dello Stato Islamico in Somalia e capeggiata da Abdulqadir Mumin, nativo della regione e proveniente dal sottoclan Ali Saleebaan. 

Perché il Pentagono ha elevato la minaccia di al-Shabaab

Il gruppo terroristico ha dimostrato di essere in grado di sferrare attacchi letali anche in condizioni di inferiorità numerica, grazie all’utilizzo di armi pesanti, veicoli blindati ed esplosivi. Per di più, come dimostra l’ultimo attacco in Puntland, le sue azioni non si limitano alla Somalia meridionale e centrale.

Tali elementi hanno di certo contribuito in maniera incisiva a indurre il Pentagono ad elevare il livello di minaccia di al-Shabaab, che ha cominciato a considerare la possibilità di attacchi sul suolo americano dopo l’esplosione di una bomba nascosta all’interno di un computer, a bordo di un aereo della Daallo Airlines partito da Mogadiscio il 2 Febbraio 2016.

La deflagrazione avvenne prima che il velivolo raggiungesse l’altezza di crociera, limitando danni estesi, ma l’ordigno introdotto a bordo era molto sofisticato e l’attentatore aveva accuratamente studiato la sua posizione per massimizzare i danni.

L’attentato è stato uno dei motivi che hanno indotto il governo degli Stati Uniti a vietare l’uso di lap top nelle cabine degli aerei in partenza da dieci aeroporti del Medio Oriente.

È sempre più evidente che con la parvenza di un governo relativamente stabile a Mogadiscio, gli Stati Uniti cercano ora di integrare la Somalia nei propri piani per l’Africa orientale, principalmente attraverso la creazione di un esercito e di una forza di polizia efficaci.

Non a caso, lo scorso aprile Washington ha deciso il primo dispiegamento di fanteria regolare Usa in Somalia dal 1994, anno in cui terminò la presenza nel paese di militari americani, che avevano preso parte alla disastrosa missione “Restore Hope”.