Chi ha sparato a Soumaila Sacko, il giovane maliano ucciso il 2 giugno 2018 in una fornace abbandonata, a metà strada fra Rosarno e Vibo Valentia, era seduto su una sedia di plastica bianca e ha usato una cartuccia calibro 12 dal costo di 24 centesimi.

Bianca Stancanelli, nel suo ultimo libro ricostruisce in ogni dettaglio l’avventura italiana di Soumaila che a 25 anni lascia moglie e figlia in un villaggio nel sud del Mali per sbarcare, il 9 giugno 2014, a Taranto insieme a altri 1.288 migranti tratti in salvo dalla Marina militare.

Cronista di mafia a L’Ora di Palermo, poi inviata a Panorama, Bianca Stancanelli incontra le persone che hanno conosciuto il ragazzo maliano – come don Roberto, parroco alla periferia di Rosarno – visita i luoghi dove è possibile ritrovare una traccia del suo passaggio.

Si scontra con la terribile realtà della baraccopoli di San Ferdinando in cui centinaia di immigrati vivono nel più indecente degrado, discute con sindacalisti e operatori sociali dello sfruttamento del lavoro agricolo nella piana di Gioia Tauro da parte della ‘ndrangheta e della grande distribuzione.

Nello squallore umano e ambientale di quel lembo di Calabria può anche succedere che un lavoratore africano, con regolare permesso di soggiorno, venga assassinato perché sorpreso a prendere delle lamiere dalla ex fornace. E così per lui finisca la “pacchia” (come nello stesso giorno la definiva il neoministro dell’interno Matteo Salvini) di un lavoro umiliante e sottopagato negli agrumeti.