Comunicato stampa di CUAMM – Medici con l’Africa
L’ong cattolica CUAMM risponde a Silvio Berlusconi, dopo le irritanti e irrispettose affermazioni del presidente del Consiglio, che in chiusura della campagna elettorale ha paragonato Milano ad una città africana per il numero di stranieri presenti. Una risposta a cui Nigrizia si associa.

Medici con l’Africa Cuamm esprime indignazione e rammarico per le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio offensive della dignità del continente africano

5 giugno, Padova- Medici con l’Africa Cuamm, organizzazione non governativa che da oltre di cinquant’anni si spende per la tutela del diritto alla salute delle popolazioni africane, si sente interpellata dalle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che paragonano Milano all’Africa come termine di un confronto indegno e irrispettoso. Cosa direbbe il nostro presidente del Consiglio visitando città europee come Londra, Parigi o Amsterdam in cui il multiculturalismo è una dimensione quotidiana e immediatamente percepibile?

Saremmo ben lieti di accompagnare il presidente Berlusconi in una delle capitali africane dei 7 paesi in cui operiamo. Lì potrebbe toccare con mano che le cause  che producono migrazioni di popoli, non di semplici individui, sono tanto complesse e intrecciate che non sarà il “cerotto” dei respingimenti ad arrestarle. Pensiamo all’accesso all’acqua pulita, al cibo, all’istruzione, alla salute, alla ridistribuzione dei proventi delle materie prime. Agire su questi problemi è certamente impegnativo ed è quanto ci si aspetta da uno statista. Magari, oltre ai paragoni infelici da campagna elettorale, al Presidente Berlusconi potrebbe restare il tempo per apprezzare la capacità di accoglienza, la creatività e la straordinaria capacità di resistere a condizioni durissime degli africani.

È per questo che ribadiamo la necessità di impegnarsi per creare e favorire condizioni migliori che consentano a queste persone di condurre una vita dignitosa nel loro paese, di avere un lavoro, di potersi curare. Un lavoro che come ong ci vede impegnati in prima linea ma che i drastici tagli alle risorse destinate dall’Italia alla cooperazione internazionale (il 54% in meno nel 2009 rispetto al 2008) pregiudicano gravemente.

Fermi nel nostro impegno in Africa, ribadiamo in Italia che gli Africani sono nostri amici. È un dovere che sentiamo forte nei confronti delle popolazioni che serviamo, ma anche nei riguardi degli 80 volontari attualmente in servizio e degli oltre 1.000 partiti in questi anni, oltre che degli 800 operatori locali che affiancano ogni giorno il nostro lavoro.

Ancora sull’immigrazione in Italia:


La deriva dell’italiano cattolico medio
, l’editoriale di Nigrizia di giugno