ALTRE AFRICHE – DIARIO DI VIAGGIO: NEWTOWN 2
Davide Maggiore

La luce passa attraverso le vetrate del vecchio edificio e illumina il tavolo attorno a cui siedono sei o sette ragazze e ragazzi neri. A parlare è una di loro, interrotta a tratti da domande o proposte. È una lezione, ma il luogo dove avviene è una vecchia officina di riparazione degli autobus e tram: tutti la conoscono semplicemente come Bus Factory, un buon esempio di come gli anni abbiano trasformato Johannesburg.

Oggi l’enorme capannone a Newtown è sede di alcuni uffici dell’autorità cittadina per lo sviluppo e di varie istituzioni culturali. Tra queste c’è l’Imbali visual literacy project, una non profit nata trent’anni fa per avviare a lavori creativi anche i figli talentuosi delle famiglie nere più svantaggiate e che si è trasferita qui nel 2002. «Volevamo far parte del distretto culturale di Newtown, ci sembrava il posto giusto dove essere», spiega Justine Watterson, quarantenne sudafricana che dirige il progetto.

Proprio il valore artistico e storico dell’area è al centro dei progetti delle autorità per il suo rilancio. L’emblema, oltre 500 busti in legno che rappresentano varie popolazioni africane e dal 2001 punteggiano il quartiere. Sono opera dell’artista mozambicano Americo Guambe, che di recente li ha restaurati, scolpendone anche di nuovi per sostituire quelli rubati o danneggiati nel tempo. Ma quel che resta da fare è evidente anche solo lasciandosi alle spalle il gruppo più folto di statue ed entrando nel Museum Africa, storico cuore del distretto culturale.

La sala principale è praticamente vuota. Su una struttura di ferro è appeso un enorme poster con l’immagine di Nelson Mandela giovane: il manifesto di una mostra di quattro anni fa, ormai non più allestita. «Qualche anno fa – riconosce anche Justine Watterson – esisteva un ufficio dedicato proprio a migliorare Newtown, anche per aspetti come la salute pubblica, la pulizia, la sicurezza; poi i finanziamenti del Comune sono finiti». Di recente, un festival animato da alcune realtà locali ha provato a invertire la tendenza. «Ci hanno chiesto – racconta Watterson – di portare i nostri lavori nel quartiere» e studenti ed ex allievi di Imbali hanno realizzato decorazioni per la piazza e la scalinata del museo.

Sello Mdlane (nella foto) è uno dei ragazzi coinvolti: nello stanzone che ospita le attività della scuola, dove alcuni suoi compagni fanno funzionare un grande telaio e altri rifiniscono borse, abiti e altri piccoli oggetti, lui sta accanto a una delle finestre, concentrato: prepara il bozzetto per una stampa su stoffa. Ha 29 anni, arriva da una township a ovest di Johannesburg e continua a collaborare con Imbali dopo averne seguito i corsi. Sul grembiule da lavoro coperto di macchie di pittura, ha stampato un motto, ‘non ho mai visto un colore che non mi piaccia’. «Significa che devo lavorare al meglio con quello che mi viene dato», chiarisce.

Per Sello Mdlane, come per altri suoi coetanei, i nuovi progetti di sviluppo cittadini rappresentano un’occasione. Ma sono tante anche le difficoltà. «Adesso sto cercando di rivolgermi a clienti più grandi, ma ci sono molte pratiche da sbrigare, alcuni di noi si scontrano con la burocrazia». E non è certo l’unico ostacolo da abbattere in un paese in cui la disoccupazione giovanile resta su livelli altissimi: due terzi dei 4,3 milioni di persone disoccupate da più di un anno, secondo i dati ufficiali più recenti, sono under 34. Progettare il rinnovamento delle città rischia di essere inutile se gli investimenti non riguarderanno anche loro.

Foto Davide Maggiore