Si raccontano con orgoglio le gesta eroiche di un popolo che finisce per aver ragione di una dittatura spietata. È dal 1885, anno della creazione dello Stato indipendente del Congo, che i congolesi si battono per uno stato di diritto in cui la sovranità appartenga effettivamente al popolo.

L’autore, uno storico, traccia le tappe più significative di questa traiettoria che a portato all’odierna Rd Congo. E che ha visto dei cristiani, cattolici in primis, lottare a partire dalla loro fede. Perché il cristianesimo nella sua versione cattolica è diventato una componente significativa dell’identità del paese.

Fede cattolica che l’uomo e la donna congolese utilizzano anche come strumento di resistenza e lotta per la giustizia e la dignità. Significativa la rievocazione dell’assassinio, domenica 21 gennaio 2018, sul sagrato della chiesa di san Francesco di Sales a Kintambo (Kinshasa) di Thérèse Kapangala, prima di 6 figli, che contava impaziente i giorni che le rimanevano per entrare in convento.

Fondamentali, per liberarsi dalla dittatura, sono state le tre marce non violente dei cristiani organizzate dal Comitato laico di coordinamento che, tra dicembre 2017 e febbraio 2018, hanno fatto brillare l’eroismo della gente e hanno costretto Joseph Kabila, ultimo dittatore, a rinunciare al progetto di ricandidarsi per un terzo mandato presidenziale e lasciare il potere. Un ruolo fondamentale hanno giocato i vescovi cattolici, con alla loro guida l’ex arcivescovo di Kinshasa, il card. Laurent Monsengwo.