Angola / Poteri e denari
Scalare banche, società petrolifere, diamantifere, idroelettriche, delle telecomunicazioni. Pilotare il fondo sovrano alimentato dal petrolio. Controllare i media. Il tutto utilizzando anche denaro pubblico e piazzando famigliari nei consigli d’amministrazione. È la strategia del presidente angolano dos Santos per mantenere lo scettro e accrescere la propria fortuna.

Secondo il settimanale statunitense Forbes, le fortune personali del presidente José Eduardo dos Santos supererebbero i 20 miliardi di dollari. Ma non viene specificato dove sarebbero dislocati questi averi. Grazie a un rapporto pubblicato nel 2013 da Corruption Watch Uk e dall’Associação mãos livres – “Inganno al vertice: l’accordo corrotto sul debito Angola-Russia” – si viene a sapere che il capo di stato angolano è detentore di conti nei paradisi fiscali. E si apprende che ha ricevuto sui suoi conti alla Banca Rotschild e alla Banca internazionale del Lussemburgo 36,5 milioni di dollari dal fondo d’investimento Abalone (incaricato di negoziare il debito angolano nei confronti di Mosca) in corrispondenza di una consegna di armamenti.

Quella che è certa è la strategia deliberata e sistematica di “Zédu”, come lo chiamano gli angolani, di utilizzare denaro pubblico per conservare il potere che tiene saldamente in mano da 36 anni. Una strategia che prevede la nomina di famigliari e di amici ai posti di comando e il controllo di tutti gli incarichi che danno prestigio e visibilità: questa è perlomeno l’analisi di Justino Pinto de Andrade, economista e leader del partito di opposizione Bloco Demócratico.

Isabel a tutto campo
L’attuale moglie di dos Santos, Ana Paula Cristovão, cerca di influenzare gli ambienti culturali con la Fondazione Lwini e nello stesso modo si muove il presidente con la Fondazione Fesa. Ana Paula controlla anche numerose società nel settore diamantifero e nel commercio. Gli uomini d’affari che sbarcano a Luanda fanno quasi tutti una visita all’Agenzia nazionale dell’investimento privato, presieduta da Maria Luisa Perdigão Abrantes, ex compagna di dos Santos. E alla testa dell’azienda petrolifera Prodoil, associata alla compagnia texana Amec Paragon, troviamo Marta, sorella maggiore del presidente.

La parte più visibile dell’impero dos Santos è quella nelle mani della figlia maggiore Isabel e di sua madre di origine azera, Tatiana Kukanova, che ha divorziato da Zédu: si stima gestiscano una fortuna di oltre 3 miliardi di dollari. Isabel è anche azionista del Banco international de crédito con una partecipazione del 25%, ed è attiva nell’agrobusiness con il 51% della società Sagripek. E ancora: è proprietaria al 70% della rete tivù Zap e amministratrice della compagnia telefonica Unitel; possiede la catena di distribuzione Continente, in associazione con il gruppo portoghese Sonae; è presente nei settori strategici dell’energia e dei diamanti.

Secondo Forbes, più della metà degli affari di Isabel sono in Portogallo. I suoi investimenti, spesso in partenariato con società parastatali angolane, puntano a consolidare posizioni in settori strategici. Nel 2015 ha acquistato, in cordata con la compagnia angolana di elettricità Ende, il 65% dell’impresa portoghese Efacec, specializzata in attrezzature elettriche e coinvolta in tutti i grandi progetti di centrali idroelettriche in Angola, con un giro di affari di 500 milioni di euro l’anno.

Questa acquisizione è stata denunciata alla Banca centrale europea (Bce), lo scorso ottobre, da alcuni eurodeputati, tra cui la socialista portoghese Ana Gomes. Sostengono che l’operazione è stata fatta su ordine della presidenza attraverso una società-schermo, partecipata dallo stato angolano: ciò fa sospettare che gli investimenti privati di Isabel siano finanziati con denaro pubblico.

Comunque sia, Isabel detiene il 19,5% del Banco português de investimento (Bpi), la seconda banca del Portogallo, e il 30% dell’operatore di telecomunicazioni Nos. Controlla anche il 75% della gioielleria svizzera De Grisogono Holding, un acquisto fatto insieme alla Sodiam che ha il monopolio dell’export dei diamanti angolani.

Secondo il giornalista investigativo angolano Rafael Marques, autore di inchieste sul rapporto tra industria diamantifera e corruzione, si tratta di operazioni che hanno lo scopo di «riciclare il denaro rubato dalle casse dello stato».

“Fondo Filomeno”
Nel frattempo si segnala una nuova stella nel firmamento del jet set angolano: José Filomeno, figlio di dos Santos e Maria Luisa Perdigão, che ha preso il comando del fondo sovrano alimentato dalle entrate petrolifere. Lanciato nell’ottobre del 2102 e dotato di un capitale iniziale di 5 miliardi di dollari, si valuta che quello che possiamo definire il “fondo Filomeno” cresca ogni anno di 3,5 miliardi di dollari. Circolano voci, sempre più convinte, che José Filomeno potrebbe succedere al papà, ma per ora si accontenta di essere amministratore delegato della China Petrotechnical Corporation, promotore di una società di servizi finanziari con sede in Svizzera e proprietario della stazione privata Radio Kwanza. Siede anche nel consiglio di amministrazione della Sonagol, prima impresa petrolifera del paese, ed è vicepresidente del Banco kwanza investimento.

Il mondo dei mass media viene tenuto sotto stretta osservazione dal gruppo di potere presidenziale, che non lesina investimenti. Welwitschia, altra figlia del presidente e di Maria Luisa Perdigão, dirige uno dei canali della televisione pubblica, Tpa 2, e due riviste. Inoltre con il fratello José Paulino, controlla una delle principali società di produzione audiovisiva, Samba comunicação, che produce servizi di pubblicità per la tivù pubblica; è comproprietaria dell’azienda di alta moda Di Oro, che ha il 10% delle azioni della Società diamantifera di Muanga; e ha una quota di azioni anche della Equatorial Diamonds.

Dos Santos sembra comunque disposto a conferire incarichi di responsabilità anche ai famigliari acquisiti. Così suo genero Manuel Domingo Vicente, già amministratore delegato della Sonagol, è oggi vicepresidente della repubblica. E Linidio Ceita, fratello dell’attuale moglie del presidente, guida la compagnia delle acque Epal. Infine il cugino di Zédu, il generale Manuel Helder Vieira Dias, è ministro di stato e capo della Casa militare della presidenza.

Nella foto in alto José Eduardo dos Santos con il presidente cinese Xi Jinping durante la visita a Pechino del giugno 2015.