parata militare ad Antananarivo in occasione delle celebrazioni dei 60 anni di indipendenza (Credit: africanstand.com)

Celebrazione sotto tono quella di venerdì 26 giugno per ricordare i 60 anni di indipendenza dalla Francia. Nessuna festa nello stadio della capitale Antananarivo dove fu proclamata l’indipendenza. A causa della pandemia del Covid-19, per la prima volta la gente è stata costretta a seguire da casa, alla televisione, la parata militare che si è svolta nelle vie del centro della capitale.

Il presidente della repubblica Andry Rajoelina, trasportato su una Cadillac d’epoca usata dal primo presidente del Madagascar dopo l’indipendenza, Philibert Tsiranana, ha dichiarato nel suo discorso che: «La lotta che stiamo combattendo ora è contro la povertà e la disuguaglianza che esiste tra i cittadini malgasci».

Ma la celebrazione dell’indipendenza riporta ogni volta alla memoria le sofferenze patite dalla popolazione sotto l’occupazione francese. «Ogni mattina ci spingevano a salire su per una collina» ricorda l’ultra novantenne Randriamamonjy, ex combattente per la liberazione, incarcerato per sette anni dopo essersi rifiutato di lavorare per i colonizzatori. «I fucilieri senegalesi con i francesi ci frustavano come se fossimo asini che tirano un carro».

Il ricordo della sanguinosa lotta di liberazione iniziata nel 1947 e durata circa due anni è presente anche nella memoria delle giovani generazioni fino agli alunni delle scuole elementari. A scuola gli studenti imparano della rivolta della popolazione contro gli occupanti francesi che fu repressa nel sangue con un bilancio di decine di migliaia di vittime, dalle 30 alle 90mila. Tanti malgasci poi, morirono di fame e di freddo dopo essere fuggiti in foresta per sottrarsi alle rappresaglie dei militari francesi.

Sessant’anni dopo aver acquisito l’indipendenza, c’è chi si chiede quanto indipendente sia in effetti il Madagascar. Secondo alcuni il paese è ancora meno libero oggi. Parigi non ha mai smesso di esercitare la propria influenza negli affari interni dell’isola e il pesante indebitamento pubblico rende il Madagascar sempre più asservito alle istituzioni finanziarie internazionali.

Dagli inizi di marzo, da quando si sono registrati i primi casi di Covid-19, il governo ha messo in atto una serie di misure restrittive e di prevenzione che sembrano avere funzionato: ad oggi nel paese i contagiati sono 2.078, 18 i decessi e 944 i guariti.

Ma l’imposizione di controlli severi per il contenimento della pandemia non ha potuto proteggere il Madagascar da impatti economici drammatici, tra cui la chiusura quasi totale dell’industria del turismo, fonte di reddito per molte famiglie, soprattutto nelle zone rurali. Le esportazioni di materie prime malgasce sui mercati mondiali sono sensibilmente diminuite e il crollo della domanda di manufatti ha colpito duramente i produttori di abbigliamento che impiegano quasi 150mila persone.

«Il mercato europeo, in particolare la Francia, è completamente chiuso», afferma Hery Lanto Rakotoarisoa, presidente dell’Associazione delle società di trasformazione per esportazione. Anche il Sudafrica ha smesso di importare tessuti dal Madagascar, mentre gli Stati Uniti, un mercato chiave per la produzione malgascia nell’ambito degli accordi dell’Africa growth and opportunity act (Agoa), non importano più articoli non essenziali.

La pandemia del coronavirus rischia di compromettere anche l’ambizioso piano di piantumazione lanciato dal presidente Andry Rajoelina che nel gennaio scorso aveva dichiarato di voler piantare entro l’anno 60 milioni di alberi proprio in occasione del

60esimo anniversario dell’indipendenza. Secondo i risultati di uno studio cartografico pubblicato nel 2015, la grande isola ha perso 965mila ettari di foreste dal 2005 al 2013. Dall’indipendenza ad oggi, l’isola ha perso il 44% delle sue foreste naturali, secondo uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista scientifica Biological Conservation.

Le cause sono molteplici: allevamento di bestiame, miniere, incendi boschivi per fare posto a coltivazioni agricole, nonché lo sfruttamento commerciale di legni preziosi come il palissandro. L’albero è così richiesto – ed esportato principalmente in Cina – che rischia l’estinzione. Le autorità malgasce ne hanno quindi vietato il taglio e la vendita, ma il mercato illegale resta fiorente.

Mentre il Covid-19 si diffondeva in tutta l’Africa, il mese scorso il presidente Rajoelina ha lanciato un rimedio a base di erbe, tra cui l’artemisia, sostenendo che può prevenire e curare la malattia. Rajoelina, un ex Dj che nel 2009, all’età di 34 anni, divenne il leader nazionale più giovane del continente, aveva affermato al momento del lancio che il rimedio, chiamato Covid-Organics, aveva già curato due persone. Ma l’Organizzazione mondiale della sanità ha sconsigliato l’uso di rimedi non testati per il Covid-19.