Kenya / Legami e diritti
Specie nelle aree del nord-est del Kenya è diffusa la pratica di combinare matrimoni tra ragazzine minorenni e uomini maturi. In barba alla legge. Sono ragioni economiche a determinare la scelta delle famiglie.

La legge matrimoniale, adottata un anno fa dal Kenya, non ha fermato la pratica dei matrimoni tra ragazzine sotto i 18 anni e uomini adulti. Anzi è in aumento. Attualmente, il 26% delle adolescenti contrae matrimonio prima della maggiore età, secondo l’organizzazione Girls not brides, stime che raggiungono invece il 34% per l’ong Plan international (Promoting child rights to end child poverty). La diffusione di queste unioni si concentra nelle regioni di nord-est e della costa, con minor prevalenza al centro e nella capitale. La provincia di Kilifi ha la più alta percentuale (47.4%) seguita da Homa Bay (38%).

Si tratta di legami saldati per necessità economiche della famiglia che cede la figlia in cambio di denaro, bestiame o terreni, ma in molti casi le ragazzine (spesso sotto i 14 anni) sono segnate a dito quasi fossero responsabili di quanto accade. Una volta scoperta la gravidanza, infatti, per vergogna i parenti le costringono a sposare l’uomo che ha abusato di loro. Per giustificare questa pratica vengono usate motivazioni religiose, culturali o tradizionali. I matrimoni avvengono per lo più in zone rurali con uomini spesso molto più vecchi (non di rado anziani). Le adolescenti sono così costrette ad abbandonare gli studi e sono più esposte al rischio di contagio di malattie come l’hiv/aids e al decesso legati a gravidanza prematura e parto.

La legge sui matrimoni, del marzo 2014, fissa a 18 anni l’età minima per potersi sposare e stabilisce pene severe per i contravventori. Ma il radicato sistema di corruzione e i forti legami di appartenenza etnica e famigliare vanificano, di fatto, i tentativi di mettere fine a tali unioni che precludono alle adolescenti ogni possibilità di un corretto sviluppo educativo, psicologico, individuale e sociale.
Ben peggiore è la situazione in altri paesi del continente, in cui non esiste legislazione in merito. È il caso del Niger che registra il 75% di matrimoni di minorenni, seguito da Chad (72%), Guinea Conakry (63%), Mali (55%), Mozambico (52%), Malawi (50%), Madagascar, Sierra Leone e Burkina Faso (48%). In alcune zone del Malawi – secondo l’organizzazione Equity Now – una volta raggiunta la pubertà (tra gli 8 e i 13 anni), le bambine ricevono la visita notturna di un uomo adulto (chiamato hyena) che ha rapporti sessuali con loro per “prepararle al matrimonio”. In Mali e Tanzania l’età minima per sposarsi è più bassa per le femmine (15/16 anni) rispetto ai maschi (18 anni). «Se la tendenza attuale continuerà – avvertiva nel 2012 un rapporto del United nations population fund – il numero di queste unioni nel mondo salirà a 14,2 milioni annuali nel 2020 e a 15,1 milioni all’anno nel 2030». I dati attuali sembrano, purtroppo, confermare queste previsioni.