Arte e Cultura
L’apertura della 31° edizione il 29 aprile con il film ‘Twist a Bamako’
Riparte a Milano il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina
Dopo due edizioni interamente trasmesse da remoto a causa del Covid-19, torna nella capitale lombarda il Fescaaal, quest’anno in doppia versione: in presenza e in streaming
13 Aprile 2022
Articolo di Anna Jannello
Tempo di lettura 3 minuti
Una scena dal film di apertura 'Twist à Bamako' del regista Robert Guédiguian

Sarà Twist à Bamako il film d’apertura – venerdì 29 aprile all’Auditorium San Fedele – del 31° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (Fescaaal) che quest’anno torna in doppia versione: in presenza a Milano e in streaming su MYmovies.it per chi lo segue da remoto.

Ambientato in Mali nel 1962, all’alba dell’indipendenza, il film racconta l’appassionata storia d’amore di due giovani militanti, vissuta fra ideali socialisti, scatenate notti in discoteca, scontri con le vecchie tradizioni e il nuovo dogmatismo politico.

Il regista Robert Guédiguian (francese, è anche sceneggiatore e produttore) si è ispirato alle fotografie di Malik Sidibé, padre della fotografia maliana, per ricreare l’atmosfera di effervescente entusiasmo che ha contraddistinto la vita culturale e politica di Bamako all’inizio degli anni Sessanta. Alla prima italiana del film sarà presente Stéphane Bak, 25 anni, di origine congolese, che interpreta il ruolo del protagonista Samba.

Fra i dieci lungometraggi in concorso nella sezione Finestre sul mondo solo uno è africano: Nous étudiants, realistica rappresentazione della vita di alcuni studenti di economia a Bangui. Rafik Fariala, nato nel 1997 in Kivu (Repubblica democratica del Congo) e fuggito con i genitori nella Repubblica Centrafricana, filma se stesso e i suoi amici in un interessante spaccato quotidiano dell’ambiente universitario visto dal suo interno.

Interamente dedicata all’Africa, la sezione Cortometraggi africani presenta undici opere di giovani registi del continente. Angle mort del tunisino Lofti Achour riporta alla memoria collettiva la storia di uno dei tanti scomparsi sotto la ventennale dittatura del presidente Ben Ali. Il regista, attraverso un interessante lavoro di animazione in bianco e nero, ha voluto riaprire il caso di un uomo rapito, torturato e ucciso nel 1991 che torna a parlare di sé.

In Will my parents come to see me? Mo Harawe, nato a Mogadiscio, descrive la “procedura” che precede la condanna a morte del giovane Farah in Somalia: visita dal medico, istruzioni dall’ufficiale giudiziario, assistenza dell’imam, incontro con i genitori.

Più lieve l’atmosfera del corto Astel, ambientato in una zona pastorale del nord del Senegal, dove Ramata-Toulaye Sye, nata a Parigi da genitori senegalesi, dipinge con poetica delicatezza il passaggio dall’infanzia all’adolescenza della protagonista tredicenne e la sua separazione dall’amato padre.

Anche quest’anno continua la collaborazione del Fescaaal con la Fondazione Edu: sabato 30 aprile la quinta edizione di Africa talks, il format di approfondimento sull’Africa contemporanea, ospiterà una tavola rotonda dedicata al mondo delle industrie culturali e creative africane con ospiti come Rémy Ngamije (nato in Rwanda, lavora in Namibia) fondatore di Doek! prima rivista letteraria panafricana online, Ojoma Ochai, nigeriana, director of arts – west Africa per il British Council e direttrice del neonato CcHUB  Creative  economy, Sidick  Bakayoko,  ceo  della  start  up  ivoriana  Paradise  game e ideatore del Festival di videogame Feja.

 

 

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