Vertice Onu a cinque anni dalla scadenza
In modo pressoché unanime il mondo della cooperazione e della società civile internazionale torna a chiedere alla politica di moltiplicare gli sforzi per non vanificare i risultati ottenuti negli ultimi dieci anni per raggiungere almeno parte degli otto Obbiettivi di Sviluppo del Millennio fissati dall’Onu.

Ognuna con attenzione particolare al settore del quale si occupa, ma tutte le principali organizzazioni non governative italiane e internazionali hanno ripreso a lanciare in questi giorni allarmi e appelli diretti ai 140 capi di Stato e di governo che dal 20 al 22 settembre sono riuniti al Palazzo di Vetro di New York per fare il punto sul percorso fatto – e su quello ancora da compiere – per raggiungere, almeno in parte, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Una méta che tutti i 191 stati membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere entro 2015: sradicare fame e povertà, garantire a tutti educazione primaria, promuovere parità dei sessi e autonomia delle donne, ridurre mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere hiv, aids, malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale e sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

 

“Il processo complesso dello sviluppo basato sui diritti avanza da lungo tempo di due passi e arretra di uno” sostiene la Focsiv: “I nostri leaders devono capire che bisogna allontanarsi dall’approccio usato finora” è il monito della Federazione degli organismi cristiani per il volontario, mentre Amref denuncia che al Sud del mondo servono almeno 3 milioni e mezzo di operatori sanitari e chiede che “nel documento conclusivo di questo Vertice sia inserito un impegno specifico a far fronte alla crisi del personale sanitario“. Una carenza, aggiunge il presidente Mario Raffaelli, “che è più evidente in alcuni paesi africani dove la mortalità materna è addirittura in aumento per mancanza di osteriche”.

 

Medici senza Frontiere riprende i dati forniti di recente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – secondo cui per raggiungere gli obbiettivi fissati per la salute e la lotta alle malattie servono circa 37 milioni di dollari in più l’anno – e sostiene l’ipotesi della tassazione delle transazioni finanziarie. Ipotesi, questa, emersa già ai G8 e G20 della scorsa estate e rilanciata in apertura del Vertice dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal collega stagnolo José Luis Rodriguez Zapatero.

 

Ancora una volta al centro delle accuse ci sono anche le promesse disilluse del governo italiano e i tagli ai finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo. Per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, infatti, tutti i paesi firmatari si sono impegnati a versare lo 0,7% del Prodotto interno lordo, ma l’Italia si ferma allo 0,1%. Penultima posizione nell’elenco dei donatori, davanti alla Corea del Sud. Ritardi che, come ha sottolineato Marta Guglielmetti, coordinatrice per l’Italia della Campagna del Millennio dell’Onu, “rischiano di penalizzare proprio i paesi poveri più virtuosi” quelli che, in questo decennio hanno raggiunto gli obbiettivi intermedi.

 

(In audio l’intervista a Sergio Marelli, segretario generale della Focsiv, realizzata da Fortuna Ekutsu Mambulu)