Papa Francesco chiede pace per la Nigeria e dialogo sulla Gerd - Nigrizia
Papa Francesco chiede pace per la Nigeria e dialogo sulla Gerd
Il pontefice all'Angelus chiede pace per la Nigeria e dialogo tra Sudan, Etiopia ed Egitto per la sfida delle acque del Nilo
17 Agosto 2020
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Papa-Francesco-Angelus (Credit: corrierecesenate.it)

«Oggi vorrei pregare per le regioni settentrionali della Nigeria, vittime di violenze ed attacchi terroristici», ha detto papa Francesco dopo la recita dell’Angelus di sabato 15 agosto, rivolgendo anche una preghiera affinché Egitto, Etiopia e Sudan raggiungano un accordo sulla gestione delle acque del Nilo, da diversi anni al centro di un arduo contenzioso, e auspica che «il fiume eterno nutra la fratellanza e non il conflitto». «Sia il dialogo, cari fratelli dell’Egitto, dell’Etiopia e del Sudan, la vostra unica scelta per il bene delle vostre care popolazioni e del mondo intero», ha concluso il pontefice.

La situazione in Nigeria

La Nigeria già da diverso tempo vive una situazione di insicurezza, incursioni armate e attacchi violenti, soprattutto nella parte settentrionale, che hanno provocato continui spargimenti di sangue. I disordini nel paese hanno causato dal 2011 più di 8mila morti e oltre 200mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Queste bande armate sono legate al gruppo dello Stato islamico nella provincia dell’ Africa occidentale (Iswap), una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, ha giurato fedeltà all’Isis. Durante gli assalti rapiscono donne e bambini che poi costringono a compiere attentati terroristici. L’attività terrorista, iniziata nel nord-est della Nigeria, si è diffusa nei vicini paesi – Camerun, Niger e Ciad -, creando tensione in tutta la regione attorno al lago Ciad.

La questione della diga

Dal 2011 l’Etiopia sta costruendo la diga della Rinascita, la Gerd (Grand ethiopian renaissance dam) sul Nilo Blu, la più grande struttura idroelettrica dell’intero continente africano. La diga dovrebbe generare circa 6.000 megawatt, incrementando lo sviluppo industriale dell’Etiopia. Secondo l’Egitto, la costruzione della diga viola gli accordi coloniali del 1959 che garantivano ad Egitto e Sudan l’87% della gestione delle acque del Nilo.

Ma la preoccupazione maggiore di questi due paesi è che la sua costruzione causi una diminuzione della portata d’acqua del fiume e che possa creare seri problemi di siccità e riduzione nella produzione di elettricità, soprattutto per l’Egitto. Le tensioni sono aumentate dopo l’avvio al riempimento della diga, lo scorso luglio, alimentando i timori per un possibile conflitto per l’oro blu.

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