Migranti nel Mediterraneo: sete di soccorsi
Migrazioni
Tra sbarchi, morti (di fame e di sete) e 764 persone in attesa di un porto sicuro
Persone migranti nel Mediterraneo: sete di soccorsi
13 Settembre 2022
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 2 minuti

Si muore di sete in mare. Si muore nonostante le richieste di aiuto, le segnalazioni alle autorità che dovrebbero attivare i soccorsi. Perché i giorni passano come se nulla fosse, e niente accade, nessuno arriva. I mercantili transitano, vedono e non salvano; i bollettini di Alarm Phone sui barconi con a bordo persone in situazioni distress si susseguono; così come i rilanci delle notifiche sugli status marittimi attraverso i social.

E mentre arrivano altre notizie su due bambini di uno e due anni morti di sete, insieme a un 12enne e tre donne, partiti dal Libano in direzione Europa e arrivati ieri a Pozzallo, dopo una decina di giorni in mare, 764 persone sono in attesa di un porto sicuro. Nello stesso alto mare percorso da chi arriva e da chi non arriverà mai. Se non sui media, come notizia.

Nei giorni in cui, tra gli annunci, risuona più l’idea di un improbabile blocco navale che politiche serie di gestione del fenomeno migratorio, a salvare in mare, in assenza delle istituzioni europee e italiane, sono ancora le ong. Quelle navi delle organizzazioni non governative che rimangono giorni e giorni in attesa di un porto sicuro in cui sbarcare.

Come la Sea watch3 che ha a bordo 428 persone, o la Humanity1 al suo primo viaggio e già con un carico di umanità migrante di 208 donne, uomini, bambine e bambini, o la Sea Eye 4 che, con le sue 128 persone, si è avvicinata alle coste siciliane sperando così di accorciare le tempistiche.

Intanto cambiano le rotte migranti. A quella più breve tra Libano e Cipro si sostituisce la più lunga e pericolosa tra Libano Malta e/o Italia. Solo negli ultimi dieci giorni sarebbero partite almeno cinque imbarcazioni, tra grandi pescherecci e barchini, come l’ultimo, quello dei 26 arrivati a Pozzallo dopo una decina di giorni di mare.

E le persone migranti continuano a morire anche sulle altre coste: le autorità tunisine hanno annunciato il recupero di sei corpi, che si aggiungono agli undici precedenti, facendo arrivare a 17 le vittime del naufragio avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 settembre, davanti alla città di Chebba, in Tunisia. Delle 37 persone a bordo del barchino, tutte tunisine, solo 14 risultano essere state salvate. Alla conta dunque, mancano ancora quelle disperse.

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