È un corridoio di umanità quello che abita le pagine di questo libro. E lungo questo corridoio, che percorre l’intero Stivale, i nomi, i volti e le storie si alternano, legati insieme dalla consapevolezza che chi vuole fa, si mette in gioco, prova, sfida i contesti, li allarga. Apre le porte della propria casa, della propria parrocchia, della propria comunità. E spesso, pensando di aiutare chi arriva, finisce per venire aiutato.

L’incontro con piccoli nuclei familiari di profughi siriani che arrivano grazie ai Corridoi umanitari, promossi dalla comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle chiese evangeliche e dalla Conferenza episcopale italiana, cambia le persone che vi ruotano attorno. Mostra come chi non ha paura di capire e rendersi disponibile diventa protagonista di un cambiamento spesso collettivo.

Seme di un’opportunità nuova in luoghi che si stavano spegnendo, perché colpiti dalla crisi economica e dalla mancanza di natalità. Mario Marazziti li descrive meticolosamente, tracciandone il passato e il presente. Cosicché le storie di queste “adozioni” di persone si intrecciano con le storie di città e piccoli centri.

A oggi, secondo le esperienze raccolte dallo storico portavoce della comunità di Sant’Egidio, sarebbero almeno 25mila le persone che hanno contribuito alla riuscita di questo progetto di accoglienza e integrazione. Volto di un’Italia che si conosce troppo poco. Porte aperte, scrive l’autore, aiuta a scoprire queste storie e chissà, si augura Marazziti, magari a far “venire il desiderio di aggiungersi a questi italiani”.