Sobrietà e beni comuni al centro delle proposte delle diocesi italiane in preparazione alla Pasqua
Un digiuno di un giorno, per una Quaresima di relazioni e corresponsabilità. Uno strumento per ricordarci che le nostre azioni, i nostri stili di vita hanno ricadute in contesti geograficamente lontani.

È questo il significato delle proposte per una Quaresima differente che diocesi di tutta Italia propongono da alcuni anni. Dal 2007 la diocesi di Trento propone un digiuno dall’uso dell’automobile, iniziativa che quest’anno viene integrata con altre: il digiuno dall spreco, dal denaro, dall’egocentrismo, dal virtuale, dall’alcol.
La diocesi di Venezia opta anche quest’anno per la rinuncia all’acqua in bottiglia, aderendo alla campagna “Imbrocchiamola, lanciata dal mensile Altreconomia.
A Modena invece il venerdì di Quaresima diventa il “No SMS Day”. Come spiega l’Ufficio di animazione e formazione missionaria di Modena “le nostre dita corrono veloci sulla tastiera del telefonino. Cambiamo i nostri cellulari a ripetizione, alla ricerca di un modello con nuove – spesso inutili – funzioni. Le nostre dita corrono su un minerale, il coltan, fondamentale per la tecnologia di telefoni, computer, videogiochi, satelliti e missili. Le nostre dita non pensano al viaggio che questo minerale compie: nel mondo l’80% del coltan proviene dalla regione orientale del Congo, il Kivu, dove una guerra civile ha causato oltre 4 milioni di morti negli ultimi dieci anni. L’estrazione e il commercio di questo minerale da parte di potenti multinazionali occidentali finanzia e alimenta la guerriglia”. La diocesi di Modena propone allora per quest’anno un digiuno particolare: nei venerdì di Quaresima tutti sono invitati a rinunciare all’uso degli SMS. Un piccolo modo per sottolineare che le nostre dita sul telefonino contribuiscono a scrivere la storia di milioni di vite in Congo e per ricordare l’importanza di relazioni concrete e non virtuali con gli altri. Per riscoprire, dunque, la bellezza dell’incontro.
L’impegno per una nuova pastorale centrata sui temi della giustizia, della pace, della salvaguardia del creato e di diverse pratiche quotidiane (singole, parrocchiali e diocesane) ha dato vita nel 2007 alla Rete interdiocesana sui nuovi stili di vita che incrocia oggi 19 realtà ecclesiali di tutta Italia, nel tentativo di individuare riflessioni e proposte concrete per un cattolicesimo italiano che integri realmente Vangelo e vita quotidiana. Il prossimo incontro della Rete è per sabato 21 febbraio a Verona. La proposta di un digiuno che sottolineasse l’urgenza di nuovi modelli di sviluppo e di relazioni è nato dall’intrecciarsi fecondo di queste esperienze. E, come ricorda il Papa nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, “ai nostri giorni, la pratica del digiuno pare aver perso un po’ della sua valenza spirituale e aver acquistato piuttosto, in una cultura segnata dalla ricerca del benessere materiale, il valore di una misura terapeutica per la cura del proprio corpo. Digiunare giova certamente al benessere fisico, ma per i credenti è in primo luogo una ‘terapia’ per curare tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla volontà di Dio”. Il Papa invita a una maggiore sobrietà e nel suo messaggio cita un antico inno liturgico quaresimale: “usiamo in modo più sobrio parole, cibi, bevande, sonno e giochi, e rimaniamo con maggior attenzione vigilanti”. In tempi di crisi economica, nuove piste ecclesiali su cui riflettere e ripartire.
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