AFRORADICI DI DIO – FEBBRAIO 2020
Agbonkhianmeghe E. Orobator

Il 10 e 11 aprile 2019 il mondo è stato testimone di un evento di straordinaria rilevanza, che ha avuto vasta eco anche sui mass media. Un ritiro spirituale organizzato per le fazioni in conflitto in Sud Sudan, una guerra civile iniziata nel 2013 e punteggiata di accordi di pace mai rispettati.

La sede del ritiro era Casa Santa Marta in Vaticano. Erano presenti i due protagonisti, il presidente Salva Kiir e il leader dell’opposizione Riek Machar. A loro si unirono i leader delle principali Chiese del Sud Sudan. Il ritiro fu un’iniziativa dell’arcivescovo di Canterbury, il reverendo Justin Welby.

In quanto ospite del ritiro, papa Francesco aveva il compito di presentare le osservazioni conclusive e di distribuire ai partecipanti copie della Bibbia come simbolo di pace. All’insaputa di tutti, Francesco aveva maturato un gesto unico. Alla conclusione della sua esortazione, Francesco si diresse verso i signori della guerra, si inginocchiò e baciò i piedi di ciascuno di loro.

Quel suo gesto è stato interpretato in vari modi, tutti corretti. Per capirne il profondo significato dobbiamo però soffermarci sulle tradizioni e sulle culture africane. In molte culture africane l’età è rispettata. Il celebre scrittore e poeta nigeriano, Chinua Achebe (1930-2013), scrisse nel suo romanzo più rilevante, Things Fall Apart: “L’età è stata rispettata tra il suo popolo, ma il successo è stato venerato”.

Il modo di comunicare delle culture africane è spesso intriso di simbolismi e gesti metaforici. Quando un genitore o un anziano africano si inginocchia di fronte a una persona più giovane per presentare una richiesta o un appello, quest’ultimo sa che è moralmente obbligato ad accettare.

Un gesto più drammatico è quando un genitore o un anziano si spoglia per fare una richiesta o per pregare di fronte a una persona più giovane. Rifiutare di onorare i desideri di un anziano accompagnato da un simile gesto di umiltà significa rischiare di incorrere nell’ira degli dei e degli antenati.

I sudsudanesi che hanno partecipato al ritiro spirituale sono tutti cristiani. Principalmente, tuttavia, sono africani e ognuno di loro ha familiarità con la portata critica di gesti come quello di papa Francesco. Se questo ritiro spirituale contribuisse a far riflettere tutti protagonisti della guerra e a irrobustire il processo di pace in Sud Sudan, sarebbe significativo per la natura irresistibile del gesto simbolico di Francesco.

I leader sudsudanesi sanno di non poter ignorare i desideri di un anziano papa inginocchiato ai loro piedi. Le conseguenze potrebbero essere gravi. Nelle tradizioni religiose, inginocchiarsi è un gesto supplente, ma, nel contesto della riverenza africana dell’età e dell’anzianità, assume un significato più profondo. Il gesto di papa Francesco ha incarnato una confluenza di simbolismi religiosi e culturali che potrebbe creare un percorso verso la riconciliazione, la giustizia e la pace in una nazione travagliata.

Ritiro spirituale
Un passaggio delle parole del papa durante il ritiro. «E a voi, che avete firmato l’Accordo di pace, chiedo come fratello, rimanete nella pace. Ve lo chiedo con il cuore. Andiamo avanti. Ci saranno tanti problemi, ma non spaventatevi, andate avanti, risolvete i problemi. Voi avete avviato un processo: che finisca bene. Ci saranno lotte fra voi due: sì. Anche queste siano dentro l’ufficio; davanti al popolo, le mani unite. Così da semplici cittadini diventerete Padri della Nazione. Permettetemi di chiederlo con il cuore, con i miei sentimenti più profondi».

E ancora, evocando il saluto del Signore risorto apparso nel Cenacolo: «Anch’io rivolgo lo stesso saluto a voi, che siete venuti da un contesto di grande tribolazione per voi e per il vostro popolo, un popolo molto provato per le conseguenze dei conflitti. Che tali parole risuonino nel cenacolo di questa Casa come quelle del Maestro, in modo che tutti e ciascuno possano ricevere nuova forza per portare avanti il desiderato progresso della vostra giovane Nazione e, come il fuoco della Pentecoste per la giovane comunità dei cristiani, si possa accendere una nuova luce di speranza per tutto il popolo sudsudanese. È pertanto con tutto questo nel mio cuore che vi dico: «Pace a voi!».