Distribuzione di cibo in un quartiere povero

O il lavoro o la salute: a un certo punto le persone devono anche sapersi accontentare! Ci sono sempre più nazioni in cui questa alternativa si fa esplicita. Nelle regioni che hanno sete di sviluppo è facile installare, con gli sconti e gli occhi chiusi dello stato, progetti industriali inquinanti, miniere a cielo aperto, monocolture inzuppate di agrotossici. L’economia deve crescere, questo l’imperativo, e per farlo deve appoggiarsi su alcune “zone di sacrificio”.

Alla gente che vive in queste regioni sono imposte alternative sataniche: «Se realmente avete bisogno di lavoro, occorre che accettiate, almeno un po’, gli effetti collaterali dello sviluppo. Se preferite preservare la salute, forse è meglio che non stiate qui». Il risultato è lampante: intere comunità di lavoratori e famiglie con la capacità respiratoria pregiudicata dall’inquinamento e le difese immunitarie indebolite dai veleni tossici dell’agrobusiness.

Queste persone testimoniano con la loro vita che la pandemia di Covid-19 non è democratica. È vero, può raggiungere tutti. Ma le conseguenze del suo passaggio sono molto diverse: soprattutto legate al reddito e alle condizioni di vita di chi colpisce. Il virus è una cartina di tornasole che rivela le disuguaglianze strutturali delle nostre “democrazie” e che, molto probabilmente, le acuirà.

Vediamo alcuni esempi di come avviene l’impatto del virus nelle società latinoamericane. L’Organizzazione internazionale del lavoro considera l’estrazione mineraria un settore estremamente insalubre. Le regioni in cui si installano questi progetti finiscono per avere, in vari casi, alti livelli di tumori, malattie respiratorie e inquinamento. Eppure, in tempo di pandemia, le imprese minerarie continuano a lavorare a pieno ritmo. Gli operai lavorano frequentemente a stretto contatto tra loro, mettendo in pericolo la loro salute e la vita delle loro comunità.

La maniera più efficace per ridurre l’impatto del contagio e offrire un’adeguata assistenza sanitaria è l’isolamento sociale. Ma come garantirlo, per esempio, nella favela di Paraisópolis, a São Paulo, dove la densità di popolazione per km2 è 6 volte più di quella di Milano e solo il 25% ha accesso alla rete fognaria?

Le terre indigene del nord del Brasile sono forse gli spazi più a rischio, considerando la maggiore fragilità a infezioni virali di questi popoli. Eppure, proprio in questi ultimi mesi, il governo sta lasciando via libera ai cercatori d’oro clandestini che si addentrano sempre più lungo i fiumi amazzonici.

La minaccia di un’epidemia richiede fermezza e decisione da parte dei governi nazionali, con regole chiare e posizioni univoche. Il Brasile sembra essere un’eccezione, in cui il presidente si concede la leggerezza irresponsabile di scherzare sul virus e contraddire per fini politici la posizione dei governatori locali o dei suoi stessi ministri.

Passeranno alcune settimane tra questo scritto e il giorno in cui lo leggerete; è poco meno del tempo di contagio che ci separa. Speriamo che le preoccupazioni qui espresse siano smentite. Intanto, cerchiamo di fare la nostra parte e seguiamo con preoccupazione e tanta solidarietà le vicende di paesi, come l’Italia, più segnati dalla pandemia. Coraggio!


Preservare la salute
Tutti i diritti umani sono inseparabili e complementari, non esiste una gerarchia e non se ne può scegliere uno in sostituzione di un altro

Le imprese minerarie
Lavorano anche in piena pandemia. Varie organizzazioni, compresa la Conferenza dei vescovi del Brasile, criticano la protezione assoluta garantita a settori economici non essenziali, a scapito della salute dei lavoratori