Marocco / Diritti sahrawi
Dura da un paio di settimane l’arrabbiatura del governo marocchino con le istituzioni dell’Unione europea. Complice una sentenza della Corte europea di giustizia che ha annullato l’accordo commerciale su agricoltura e pesca perché non distingue i prodotti marocchini da quelli del Sahara Occidentale. Bruxelles tiene il profilo basso.

Il Marocco ha annunciato il 23 febbraio la sospensione dei contatti diplomatici con l’Unione europea per protestare contro l’annullamento, lo scorso dicembre da parte della Corte di giustizia dell’Ue (Cjue), dell’accordo bilaterale di liberalizzazione degli scambi di prodotti agricoli e ittici sottoscritto nel 2012.

La Corte aveva giustificato questa decisione con il fatto che l’accordo si applica al Sahara Occidentale che non è legato da nessun legame di sovranità con il Marocco (che pure lo occupa), secondo quanto stabilito dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aia.

La Cjue aveva rimproverato al Consiglio dell’Ue di non aver fatto distinzione tra i prodotti del Marocco e quelli del Sahara Occidentale, mentre avrebbe dovuto assicurarsi che non esistevano degli indici di sfruttamento delle risorse del territorio sahrawi, a svantaggio dei suoi abitanti.

«Il Marocco non accetta di essere trattato come semplice oggetto di una procedura giudiziaria, né di essere sballottato tra i diversi servizi e istituzioni dell’Ue», ha protestato il governo di Rabat, irritato anche dal tempo (due mesi e mezzo) che il Consiglio dell’Ue ha impiegato per fare appello contro il pronunciamento della Cjue.

Per il momento non si sono interrotti né gli scambi commerciali né la cooperazione. L’Ue punta ad abbassare i toni, nell’interesse dello stesso Marocco la cui reazione è giudicata epidermica: il 55% del commercio estero del Marocco si effettua con l’Europa e il 70% degli investimenti esteri nel regno provengono dall’Ue. Senza contare che i progetti dell’Ue nel paese nordafricano ammontano a 1,2 miliardi di euro, ai quali si aggiunge un contributo annuale di 200 milioni.

«Siamo pronti a fornire chiarimenti e assicurazioni ulteriori per rispondere alle preoccupazioni del Marocco, cosicché i contatti e la cooperazione possano essere pienamente e rapidamente ristabiliti», dicono a Bruxelles. Ma se il giudizio della Cjue è confermato in appello, la Commissione europea e il Marocco dovranno accettare che il Consiglio dell’Ue (voce dei governi dei paesi Ue) verifichi che l’accordo agricolo non si faccia a danno dei sahrawi, richiedendo un’etichettatura distrinta per i prodotti sahrawi e per quelli marocchini.

Ma è piuttosto dubbio che Rabat accetti una soluzione di questo genere, perché significherebbe il riconoscimento di fatto che le «province del sud» non hanno lo stesso statuto del territorio del Marocco.

Se l’arrabbiatura del Marocco perdura, avrà effetti negativi sulla cooperazione bilaterale. Tra il 2012 e il 2014 le esportazione marocchine verso l’Ue sono aumentate del 25% e dunque un’eventuale frenata si farebbe sentire. Mentre da parte del Marocco si sottolinea che un raffreddamento dei rapporti di cooperazione avrebbe conseguenze in materia di sicurezza, di lotta al terrorismo e di contrasto alle migrazioni.

Abdelilah Benkirane, primo ministro del governo del Marocco.