Viaggio fotografico in Rwanda, Vietnam, Mali, Sudafrica, Swaziland, Russia, India, Perù, Haiti.
Otto famosi fotografi mostrano le trasformazioni che la terapia per l’AIDS ha avuto per 33 persone di diversi paesi, anche in Africa. Al Museo dell’Ara Pacis di Roma fino al 18 ottobre. (foto: Mariam Dembélé col figlio Kassi Keïta (Mali)-Paolo Pellegrin / Magnum Photos)

Due grandi pareti, fotografie in bianco e nero e la vita di Goreti, Chantale, Marcelline, Olive, Eliel. È questa la realtà di alcuni malati di AIDS in Rwanda, raccontata da Gilles Peress, uno degli otto fotografi di Magnum Photos che hanno aderito al progetto del Fondo globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria. La sfida era quella di documentare visivamente l’impatto delle terapie antiretrovirali sulle vite di milioni di persone. Il progetto ha portato alla mostra fotografica allestita al Museo dell’Ara Pacis della capitale, che si può visitare fino al 18 ottobre.

Otto fotografi professionisti sono stati inviati in nove paesi per raccontare le storie di resistenza, di speranza ma anche di sconfitta che vivono alcune delle persone colpite da questa pandemia. La mostra accompagna il visitatore in Vietnam, Mali, Sudafrica, Swaziland, Russia, India, Perù, Haiti. Sono le storie di uomini, donne e ragazze che hanno contratto l’AIDS con la prostituzione, utilizzando siringhe infette, subendo violenze sessuali durante le guerre, per una trasfusione “malata”.

Ricominciare a vivere 2
Autha Adolph (Haiti) –  Jonas Bendiksen / Magnum Photos

Non tutte le storie finiscono bene e non tutte le esperienze cambiano la vita di coloro che le vivono. La disperazione di una moglie sulla tomba del marito, l’isolamento cui è destinato chi ha contratto il virus dell’HIV, la vita che, grazie ai farmaci, risorge in un corpo debilitato: quello che la mostra cerca di raccontare si può riassumere nelle parole di Desmond Tutu: “È importante vedere le persone al di là dei numeri, le loro vite, le loro speranze, i loro sogni e le loro lotte” (dalla prefazione nel catalogo).

L’incontro con tanta sofferenza e disperazione potrebbe lasciare il visitatore col cuore appesantito. Ma è il finale ad avere il sopravvento e a dare speranza: una gigantografia cattura il sorriso di Marie-Sonie, trentatreenne di Haiti, che festeggia con un bagno nel fiume l’avvenuta guarigione. Come a dire: “Oggi possiamo sconfiggere il male che ci portiamo dentro”. O come ha espresso bene il fotografo italiano Paolo Pellegrin: “Il progetto è centrato sulla forza e sulla resistenza dello spirito umano, sul desiderio di superare perfino le circostanze più difficili per riprendere la propria vita e avere nuovamente un futuro”. Futuro che spetta ad ognuno dei 33 milioni di malati di AIDS che ci sono nel mondo.

Autha Adolph (Haiti) –  Jonas Bendiksen / Magnum Photos

Orario del museo

Dal martedì alla domenica

ore 9.00-19.00
chiuso il lunedì

Per informazioni

info@arapacis.it
www.arapacis.it