Sahrawi / Il Marocco non molla

Il piano Baker è un
“compromesso” tra le parti in conflitto: Marocco e Fronte Polisario. Lo ammette
anche Abdelkader Messahel, il ministro algerino delegato per il Maghreb e gli
affari africani, dopo le affermazioni di Mohammed VI re del Marocco. In un
discorso trasmesso in televisione, Mohammed VI dopo una visita di cinque giorni
nel Sahrawi ha invitato il popolo sahrawi “a fare una riflessione seria e
approfondita per valutare l’adozione di un progetto di autonomia nell’ambito
della sovranità del regno, salvaguardando la sua unità nazionale e la sua
integrità territoriale”. Insomma, autonomia sì ma “nel quadro della sovranità
del regno”.


 


Un nuovo tassello si aggiunge alla lunga storia di lotta del popolo sahrawi che dal 1976 avrebbe un suo stato, la RASD – Repubblica democratica araba del Sahrawi – dichiarata indipendente da oltre settanta nazioni nel mondo.


 


Ma, nonostante ciò, sono 158.000 i profughi sahrawi che da 30 anni vivono nell’inospitale deserto dell’Hammada, nei pressi dell’ultimo avamposto militare algerino di Tindouf,alla frontiera con Mauritania e Marocco. Il Marocco, da trent’ anni continua a chiamare “regioni del sud” il Sahara Occidentale, per la cui autodeterminazione il primo pronunciamento dell’ONU risale al 1962, ancora in periodo di occupazione coloniale spagnola. È del 1976, all’uscita della Spagna dai territori, la prima “Marcia Verde” delle truppe marocchine che ha determinato il primo esodo della popolazione civile. Negli anni successivi fu costruito il cosiddetto Muro di Sabbia: un fronte minato di 2500 km che segnano ad oggi il confine tra i territori occupati e la lingua di terra delle zone controllate dal fronte POLISARIO (Frente Popular de Liberación de la Saguía el Hamra y Río de Oro).


 


Il piano Baker, citato dal ministro algerino, è l’ultimo progetto elaborato dalle Nazioni Unite che prevedeva la celebrazione di un referendum sull’autodeterminazione dopo un periodo transitorio di autonomia di cinque anni. Referendum che fino ad oggi non è stato fatto e difficilmente accadrà nel futuro. “La soluzione di questo conflitto risiede nell’esercizio da parte del popolo Sahrawi del loro sacro diritto di autodeterminazione e questa è anche la posizione dell’Algeria” commenta ancora Messahel. Applicare il piano Baker sembrerebbe, dunque, la soluzione: “è responsabilità della comunità internazionale e del Consiglio di sicurezza dell’Onu” conclude il ministro algerino. D’accordo con l’Algeria è anche il presidente del Sudafrica Thabo Mbeki che definisce l’autodeterminazione come “elemento chiave per qualunque soluzione al conflitto del Sahara occidentale”.





“Alcuni chiarimenti sono necessari
in merito alle notizie date da organi di informazione sul discorso del re del
Marocco a El Aioun occupata – dichiara il

Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi
dell’Emilia Romagna che sabato scorso ha fatto un sit-in di protesta
davanti all’ambasciata del Marocco a Roma come atto conclusivo
della campagna “Trent’anni bastano” – i
l re ha lanciato, in previsione
della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di fine aprile,
una proposta di autonomia.
 L’autonomia proposta non ha nulla
a che fare con l’indipendenza o con l’autodeterminazione del Popolo Sahrawi. La
proposta, che è la una riedizione di quella già respinta dalla comunità
internazionale alcuni anni fa, tende solo ad affossare il piano Baker II
accettato dal Fronte Polisario e rifiutato dal Regno del
Marocco”.


 


Il Governo Sahrawi denuncia
“l’atteggiamento di potenza coloniale marocchina” e ricorda che “quello del
Sahara Occidentale è un  problema di decolonizzazione incompiuta che può
essere portata a termine solo con  il rispetto del diritto del Popolo
Sahrawi a scegliere liberamente il proprio futuro con un referendum di
autodeterminazione libero e trasparente sotto l’egida delle Nazioni Unite“
conclude il Coordinamento.




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